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In libreria con FFF

 
Martedì 22 febbraio 2011 alle ore 18:00, presso la Libreria Feltrinelli di via Cerretani 30r a Firenze parteciperò ad un dedicato al tema Design Activism a Firenze a cura della rivista FFF Firenze Fast Forward.
FFF è la rivista dedicata alle visioni e ai visionari di Firenze di cui è appena uscito il numero 3.
L'incontro sarà l'occasione per ragionare sui linguaggi della politica e le nuove modalità di interazione dal basso tra design e politica.
Con Lapo Binazzi, architetto, Enzo Brogi, consigliere regionale, Lea Fiorentini, L'italia non è un bordello, Katia Giuliani, social designer, Peppino Ortoleva, docente e critico della comunicazione e con Marco Brizzi e Gianni Sinni di FFF.
Siete invitati

Inserito da enzo , sabato 19 febbraio 2011 alle 17:53 | Commenti (1)

Il commento degli altri...


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Inserito da enzo , martedì 15 febbraio 2011 alle 10:18 | Commenti (1)

www.corriere.it




Inserito da enzo , lunedì 14 febbraio 2011 alle 14:32 | Commenti (2)

Cultura... e rinascita


Anche i numeri dei nostri cari vecchi prefissi telefonici, con lo zero e poco altro, sono più consistenti delle percentuali che il nostro governo nazionale riserva alla cultura. Ed i risultati, anzi i disastri, si vedono. Gli ulteriori tagli al Fondo unico per lo spettacolo firmeranno la conclamazione del dramma. Altro che l’antica Costituzione di Atene che, considerando la musica indispensabile anche per governare, prevedeva nell’obolo assegnato agli arconti il mantenimento di un flautista! Quando nelle nostre città chiudono le librerie, si spengono i festival come Italia Wave o i cinema dei centri storici subiamo un impoverimento che ci fa crescere più tristi, più vulnerabili al guadagno facile, ai sogni dei reality. Questo non può succedere in un paese come l’Italia, non può accadere in una regione come la Toscana. Sembrerà una banalità, ma non dobbiamo mai smettere di riflettere sul patrimonio di sapere e creatività che questa terra custodisce ancora. Un patrimonio che è memoria, ma che è anche contemporaneità. Se ne discuterà nella due giorni per la cultura al Teatro Puccini.
"Con la cultura non si mangia” è l’inascoltabile slogan coniato dal Ministro Brunetta. Quindi un giovane dovrebbe pensare che invece con l’ignoranza, si? In Toscana cultura è nuova produzione e opportunità di sviluppo, di lavoro e ricchezza. Investire in cultura significa attrarre risorse, lavoro, turismo: una grande industria del paese. Meritevole di convinti e coraggiosi investimenti.Certo, con la mancanza di fondi e risorse ci deve stare anche il coraggio delle scelte. I giovani dovranno essere la nostra priorità, questa è la grande stagione aperta da Enrico Rossi. Il progetto sul credito agevolato, sulla casa, sul lavoro per le nuove generazioni non può non riguardare anche la cultura: la Regione deve trovare il modo di sostenere chi con entusiasmo si affaccia al mondo. Questo ci chiamerà anche a rompere qualche indugio su antiche e nobili fondazioni, rassegne blasonate e consolidate per aprire ai tanti giovani che producono musica, arte, video, cinema, teatro… La Toscana, anche nella cultura, non potrà essere “un paese per vecchi”.Ci faremo carico, ancora una volta, della mortificante miopia dei tagli del governo per dare risposta alle mille richieste di soccorso, per inventarsi una nuova strategia di cultura come bene economico. Abbiamo iniziato a lavorare su questo in campagna elettorale assieme al Presidente Rossi e a numerosi e autorevoli esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo in Toscana.  Un grande progetto che scovi risorse, comprima gli sprechi e spinga alla costruzione di una rete fra cultura e mondo economico e finanziario, magari con una legge che favorisca agevolazioni fiscali a fronte di investimenti culturali.
Vogliamo guardare a una società curiosa e desiderosa di esprimere i propri a talenti a tutti i livelli, di conoscere e amare le altre culture, di trovare nella vivacità culturale anche il superamento delle paure dei singoli, di ciò che è diverso o che non si conosce. Investire in cultura significa trasformare queste paure in opportunità e, perché no, allontanare i venti dell’intolleranza.
La cultura è un settore in crisi ma che può produrre ricchezza. Dobbiamo farne uno dei motori della rinascita economica ed etica del paese. Noi toscani possiamo e dobbiamo dire la nostra.
A partire dalla musica, non attenderemo il ritorno degli arconti o nuovi prefissi telefonici.
Enzo Brogi 
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Inserito da enzo , domenica 13 febbraio 2011 alle 00:16 | Commenti (2)

Ciao, Alessia


Carissimo Enzo, ti aspetto. Se vieni a trovarmi ti spiegherò quanto sarà difficile il mio ritorno… mi fa piacere a maggior ragione che la nostra legge vada avanti…Ci possiamo organizzare per la prossima settimana che oggi sono oberata di medici in ogni dove…magari ti porti qualche compagno che vorrà venire…ti aspetto amico.
Non ho fatto in tempo ad organizzarmi e a portare qualche compagno a San Piero a Sieve. Alessia non è riuscita ad aspettarci, non ce l’ha fatta  più a combattere cancro e dolore. Una maledetta alchimia orribile e insopportabile che saliva e scendeva ovunque, fino ad aggredire le corte ossicina della colonna vertebrale. Proprio come il dipinto della grande artista messicana, Frida Kahlo, che Alessio ospitava nella sua pagina facebook: chiodi piantati nella carne, cinghie che comprimono un corpo dilaniato sorretto da una colonna vacillante ed infranta che precariamente sostiene un volto di donna piangente. Frida, affetta da spina bifida e poi travolta in un terribile incidente stradale era una donna straordinaria, che ha sempre diviso la sua esistenza tra la cultura, la malattia e la passione civile e politica. Frida mi ricorda molto Alessia.
Conobbi Alessia a Belém, in Amazzonia,  l’inverno del 2009. Entrambi eravamo in quella città per il Social Forum Mondiale, lei orgogliosa di rappresentare la giunta di Matteo Renzi ed io la Regione Toscana che aveva ospitato che aveva ospitato l’edizione del 2002. Mi fu subito simpatica: sapevo già delle cose di lei, del suo mestiere di Sindaco, dei suoi interessi per la cooperazione internazionale, per la cultura. Sapevo anche della sua battaglia contro il cancro e forse per questo, vederla impegnata in una terra lontana ed anche un po’ ostile, e soprattutto per chi soffre, mi regalò un grande entusiasmo. Fu facile capirsi con Alessia e lavorammo insieme alla risoluzione dei lavori delle nostre delegazioni. Poi nel 2010 ci incontrammo di nuovo, questa volta negli uffici di Palazzo Panciatichi, eletti in Consiglio Regionale. Alessia, se possibile, era ancor più sofferente, ma non lo faceva trasparire. Donna forte e interessante, con i suoi occhi lucidi e interrogativi, era capace di combattere, soffrire e sorridere. Costantemente sensibile alle grandi cause internazionali e al disagio di chi soffre. Quasi a dirmi, penso oggi, che per questioni minori, non aveva tempo.
“La nausea, il vomito, con il dolore assieme sono insostenibili… Enzo, dobbiamo far qualcosa, aiutiamo nel nostro piccolo chi si sottopone a terapie del dolore ed a terapie palliative”. E’ così che nei mesi scorsi cominciammo a lavorare assieme alla legge che Alessia, con l’sms che solo qualche giorno fa ha lasciato sul mio telefono, mi chiede di portare avanti. Lo farò. Sarà  una legge che, se approvata, consentirà nella Regione Toscana, di introdurre, per chi è sottoposto a terapie del dolore o palliative, l’uso di farmaci cannabinoidi, così come già avviene in molti paesi europei e negli Usa.
Cara Alessia, non sono riuscito a portare in tempo i compagni e salutarti. Ma con la legge, cercherò di arrivare in tempo, così com’è arrivato il tuo sms.
( Enzo Brogi, la Repubblica Firenze, 4 febbraio 2001)



"Sono strani i vantaggi nelle avversità"

Chi non lo sapeva non avrebbe mai pensato che Alessia stava combattendo, da anni, con la più terribile delle malattie. No, perché a quella malattia, fino alla fine,  lei non aveva consentito di assorbire tutte le sue energie, tutta la sua voglia di vita. Da quella malattia, fino agli ultimi tempi, aveva cercato di tenere lontano almeno il suo sguardo curioso, che sembrava sempre attendere qualcosa. Mi affascinava il suo coraggio protetto, carezzato dal suo sorriso,talvolta un po' triste,ma rassicurante. Forse anche per questo piaceva tanto anche ai giovani, parlava con loro, e come loro, era una persona positiva, che dava speranza. E’ difficile, oggi col dolore della sua assenza ritrovare le ragioni, ma per me  era facile intrecciare con lei idee in libertà, interessi comuni e passione politica.  Forse il precedente comune mestiere di Sindaco, la vicinanza agli emarginati e ai detenuti, gli interessi per la cultura e per i paesi che lottano per lo sviluppo e per le opportunità che altri Paesi più ricchi ed opulenti gli negano. Forse perché anch’io un po’ di anni, fa avevo attraversato un gran brutto guaio con la mia salute. Ecco penso che sia per tutto questo che non è stato difficile tessere un filo comune che alcune volte, nonostante ci conoscessimo da non molto tempo, abbiamo avuto la possibilità di tendere assieme. Un filo su cui abbiamo fatto correre anche gli articoli della legge a cui stavamo lavorando negli ultimi mesi, per introdurre in Toscana l’uso di farmaci cannabinoidi nelle terapie del dolore o palliative. Anche così Alessia faceva la sua battaglia. Pensando al futuro e pensando anche agli altri. E certo non mi sorprende che anche qualche giorno fa, abbia voluto sollecitarmi, abbia voluto chiedermi esplicitamente di portare assolutamente a termine il nostro lavoro. Un compito che assumo con amara e insopprimibile sofferenza, sperando di esserne all’altezza senza di lei. Entrambi ci sentivamo orgogliosi che questa piccola grande legge, se approvata, avrebbe assicurato alla Toscana un altro primato in termini di civiltà, rispetto e sostegno alla sofferenza della persona umana. Ho letto una volta che i migliori ci lasciano prima per costringerci ad ascoltarli, insopportabile ma per Alessia è questo che è accaduto. Dobbiamo allora fare tesoro, tenere caro il suo esempio, la sua  generosa dedizione. D’ora in avanti, per chi ha avuto la fortuna di conoscerla,sarà più facile voler essere più simili a lei.  Eh si, lo spiega bene la sua frase sul profilol facebook “Sono strani i vantaggi nelle avversità”.
E’ vero cara Alessia, sono strani i vantaggi. Grazie, che la terra ti sia lieve.
(Enzo Brogi, Il Nuovo Corriere Fiorentino, 4 febbraio 2011)
Inserito da enzo , venerdì 4 febbraio 2011 alle 08:55 | Commenti (1)

Occupazione e diritti. Il caso Power-One
Ho letto con interesse, e anche perché mi son sentito coinvolto,  il ragionamento (>>>...) dalla consigliera provinciale Martina Mansueto. Coinvolto, perché qualche mese fa abbiamo organizzato come gruppo regionale del Pd un’iniziativa, “Innovare per lavorare”, per far conoscere le importanti realtà imprenditoriali del territorio valdarnese. Le realtà che avevano scommesso con risultati interessanti, nonostante questi anni di crisi, su innovazione e sulla ricerca. Tra queste c’era e tuttora c’è anche la Power One, azienda che dal 2006 ha triplicato gli addetti alla produzione,  che ha percentuali di mercato nazionale, europeo e mondiale eccellenti. Adesso è la seconda nel mondo, per produzione e commercializzazione di Inverter. Senza dubbio un’iniezione di fiducia e di opportunità per tutta la comunità del Valdarno! Dalle informazioni che ho potuto raccogliere, risulterebbe che il mancato rinnovo contrattuale di alcuni dipendenti - un bel numero per la verità - sia dovuto ad un cambiamento stagionale: calo delle commesse nel nord Europa, primi effetti di saturazione in alcuni Stati per l'enorme e generalizzato ricorso al solare…. e ad un fisiologico contraccolpo che anche un’azienda così attiva ha ricevuto dalla crisi, anche  per la conclamata ed evidente insussistente azione del “nostro” Governo. Credo che sia difficile non essere d’accordo con la consigliera Mansueto sulle complicazioni che oggi la maggior parte dei lavoratori che vivono la fabbrica si trovano ad affrontare, ciò è ancor più grave ed evidente nelle assunzioni provocate da Agenzie interinali. Ritengo però ingeneroso ed anche fuorviante sostenere che la Power One abbia messo in campo una politica tesa a spersonalizzare e calpestare la dignità delle persone. Chi investe, fa ricerca, insegue e trova soluzioni per essere competitivo sul mercato e quindi anche per poter offrire posti di lavoro credo che vada sostenuto. Credo che in questa direzione, com’è emerso anche nel Convegno sopra richiamato, Power One sia un esempio assai apprezzabile e che, mi auguro che possa così riprendere l’eccellente trend dello scorso anno. Compito nostro, della politica, è quello di incentivare le esperienze di innovazione e di creazione di nuovi posti di lavoro così come di salvaguardare i diritti dei lavoratori. E certamente questo non significa accettare che l’occupazione diventi merce di scambio di diritti e di tutele. Occorre leggere bene le dinamiche sociali ed economiche della contemporaneità, occorre pensare e progettare un sistema economico in grado di produrre ricchezza attraverso il sapere, la formazione e la valorizzazione del lavoro, non attraverso il suo impoverimento.
Proprio oggi abbiamo discusso in Consiglio regionale il pacchetto-giovani proposto dal Presidente Rossi con cui la Regione impegnerà 334 milioni a sostenere il futuro dei giovani incluso il tentativo di favorire un migliore inserimento nel mondo del lavoro.
Quindi, bene che venga fatta maggiore chiarezza sul futuro delle persone attualmente senza il rinnovo del contratto e sulla selezione attraverso le varie agenzie interinali, ma si eviti, se possibile, forzature con chi, sia pure nelle difficoltà cerca di scommettere su questo, anche perché ciò potrebbe essere proprio un modo per ferire dignità di chi lavora.
Inserito da enzo , mercoledì 2 febbraio 2011 alle 16:23 | Commenti (1)

Dal Lingotto... anche per i giovani

Ho partecipato all'iniziativa di sabato scorso al Lingotto, forse non è stata una giornata storica come qualcuno ha scritto, ma sicuramente ha offerto numerosi spunti di riflessione molto utili e corroboranti. Sicuramente veltroni ha saputo ancora efficacemente parlare al cuore ed alla mente con un discorso aperto, illuminato, moderno. Certo le problematiche che ci attanagliano ci sono ancora tutte anche se sembra possibile che spirino venti nuovi e di cambiamento, il problema peò rimane ancora saper dove andare, conoscere la rotta, altrimenti anche i venti favorevoli non riusciamo ad intercettarli utilmente.
Bella giornata quindi, e tra gli interventi mi piace ricordarvi quello, non programmato di Renato Soru sui giovani. Per me eccellente:

Mi hanno chiesto di parlare, in maniera inaspettata, in un periodo anche particolare della mia vita in cui preferisco stare un po' più defilato. Però alla fine lo faccio, e lo faccio anche volentieri. Lo faccio anche avendo letto stamattina in aereo le parole di Bersani che dice che è un momento anche in Italia di grande difficoltà. Un momento che tutti comprendiamo, dove ciascuno deve fare la propria parte. Dove ciascuno che sente di avere qualcosa da dire la metta in campo.
Con questo spirito, quello che mi viene da dire oggi è questo. In tanti siamo venuti stamattina partendo presto dai posti più lontani. Siamo venuti stamattina come siamo venuti a dicembre a Roma a manifestare. A manifestare il senso dello scoramento, dello scontento, e la voglia di riprendere a fare politica e impegnarci per cambiare l'Italia. Siamo venuti a farlo sperando innanzitutto una cosa per questo partito: che stia unito, che metta da parte i personalismi. Che stia unito. Che metta da parte ogni ambizione personale. Che metta da parte ogni difficoltà di rapporti. Che raccolga in maniera totale la responsabilità a cui ci chiama la politica oggi, a cui ci chiama la situazione dell'Italia oggi. Che ponga questo al primo posto.
E nel fare questo ognuno porti quello che ha: poco, tanto. Ogni goccia è importante. Ho ascoltato il discorso di Veltroni. Credo che tutti, o in tanti, condividiamo che sia stato molto bello. Pieno di suggestioni , ricco, amplissimo. Non so come abbia fatto a parlare a quella velocità per così tanto tempo. E di questo discorso vorrei sottolinearne un tratto, una parte che mi sta molto a cuore. Ha trattato di molti temi in cui ho cercato anch'io di impegnarmi nel passato. Un tratto mi sta molto a cuore. Un tratto che rappresenta anche un punto di vista, che è il punto di vista che vorrei portare a voi stamattina.
Io ho quattro figli, il più piccolo ha 17 e la più grande ne ha 30 anni. Stanno meglio ed  hanno anche qualche opportunità in più  rispetto a tanti figli di tanti altri genitori in questo momento. Lo so. Però li vedo vivere. E vedo vivere i loro compagni. Vedo il disorientamento di questo Paese. Il senso di difficoltà, la frustrazione, la mancanza di certezze, anche di modelli, se volete, nel momento in cui si affacciano alla vita, la affrontano. E mentre vivo un momento personale della mia vita in cui ho messo loro al primo posto, anche rispetto alle mie ambizioni personali, rispetto a qualunque altra cosa - sarà capitato a molti altri genitori della mia età - vedo le cose dal loro punto di vista. Se le guardo dal loro punto di vista vedo l'Italia che gli lascerà un debito pubblico enorme: il 120% del PIL, 1.800 miliardi di euro, difficili da restituire, su cui si è soffermato Veltroni oggi.
Gli stiamo lasciando 1.800 miliardi di euro di debito pubblico. E lo dovranno pagare loro, non noi. Gli stiamo lasciando le istituzioni sbriciolate, dopo che i nostri genitori le hanno prese, le hanno raccolte nel dopoguerra, hanno combattuto, hanno scritto una Costituzione che ancora ci emoziona.
Gli stiamo restituendo istituzioni sbriciolate.  Gli stiamo restituendo un ambiente diverso, purtroppo, e diverso in peggio rispetto a quello che io ho conosciuto da giovane, dove questo senso della bellezza - a cui ci richiamava anche Peppino Impastato nel film I cento passi, che guardava Palermo dall'alto - è venuto a mancare, e dove vediamo questa bellezza sbriciolarsi, perdersi ogni giorno.
Gli stiamo consegnando un Paese senza modelli di riferimento, almeno per loro. I modelli di riferimento che emergono sono quelli che prendiamo dalla televisione, che i giovani prendono dalla televisione. Per cui non è sorprendente che i giovani siano finiti in massa nei residence dell'Olgettina. E siano finiti in massa a far tardi la sera in casa di un ricco signore molto avanti con l'età. Non è sorprendente che alla fine di diciottenni o di ventenni oggi parliamo perché frequentano nottetempo le case private di un signore di settantacinque anni a cui non dovrebbero accedere.
E allora mi chiedo, ma com'è che da genitori, da padri di famiglia noi siamo capaci a un certo punto di mettere i figli al primo posto. La loro educazione, la loro istruzione. Mettiamo al primo posto di non lasciargli debiti ma un minimo di opportunità.
Mettiamo al primo posto la necessità di lasciargli una casa in ordine invece che una casa distrutta. Mettiamo al primo posto la possibilità di fargli vivere in sicurezza, invece che nell'incertezza e nelle difficoltà, persino nel pericolo.
Bene, io credo che il suggerimento che do è: provare ad articolare tutto questo mettendo i giovani al primo posto. Mettendo le loro necessita al primo posto. I loro diritti al primo posto. E dando un modello in cui credere. Che sia diverso dal modello dei giovani che abbandonano la scuola anzitempo per essere "provinati" da qualunque parte d'Italia e per qualunque trasmissione televisiva, ed essere avviati all'imbroglio e all'inganno. Dobbiamo mettere i loro diritti al primo posto. Se mettiamo i loro diritti al primo posto allora non c'è scampo, dobbiamo pagare i debiti. Se mettiamo i loro diritti al primo posto non c'è scampo, gli dobbiamo dare istituzioni democratiche civili, gli dobbiamo dare la democrazia. Se mettiamo i loro diritti al primo posto allora non c'è scampo.
Dobbiamo smetterla di consumare il territorio e la bellezza. Gliela dobbiamo restituire tutta. Se mettiamo i loro diritti al primo posto allora non c'è scampo, dobbiamo investire per la scuola, per mandarli all'università e non per mandarli in Afghanistan a morire com'è capitato all'ennesimo giovane di Samugheo che è rientrato in Sardegna ieri. Ci sta tutto dentro il mettere i giovani al primo posto. Ci stanno tutte le politiche di cui ho sentito parlare oggi. Ma le politiche non vanno annunciate, le politiche vanno perseguite, le politiche non sono un manifesto, le politiche non sono una dichiarazione, le politiche sono il comportamento di ogni giorno. In cui spero si eserciterà il Partito Democratico. 

Inserito da enzo , lunedì 24 gennaio 2011 alle 12:02 | Commenti (2)

Intorno al bidone... di Maurizio Viligiardi
Inserito da enzo , venerdì 21 gennaio 2011 alle 13:32 | Commenti (3)

Non i germogli più robusti

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Inserito da enzo , giovedì 20 gennaio 2011 alle 08:17 | Commenti (1)

Con Vauro in libreria

Inserito da enzo , venerdì 14 gennaio 2011 alle 21:24 | Commenti (2)

Omaggio a Hugo Pratt


Le fotografie di Pino Ninfa passano per importanti testate come il Corriere della Sera o Repubblica oltre che per festival musicali in particolare del jazz. Ma Pino, a cui mi lega una bella amicizia, è anche l'autore di reportage appassionanti di  viaggi in terre lontane. In questo suo omaggio ad Hugo Pratt, si raccolgono le immagini del suo incontro con il creatore dello straordinario Corto Maltese. Commenteremo assieme i diversi temi e suggesioni: Cuba e la Porsche di Hemingway, Rimbaud, Michel Petrucciani, i deserti della Dancalia, i ritratti di Pratt nel suo studio.
Inevitabile l'emozione del viaggio e dell'avventura....
Siete invitati, l'appuntamento è per Giovedì 13 gennaio alle ore 18:00 presso la libreria Feltrinelli di Firenze.

Inserito da enzo , martedì 11 gennaio 2011 alle 08:49 | Commenti (1)

Buon anno a tutti

Buon anno fratello buon anno davvero e spero
sia bello sia bello e leggero
che voli sul filo dei tuoi desideri
ti porti momenti profondi e i misteri
rimangano dolci misteri
che niente modifichi i fatti di ieri
ti auguro pace risate e fatica
trovare dei fiori nei campi d'ortica
ti auguro viaggi in paesi lontani
lavori da compiere con le tue mani
e figli che crescono e poi vanno via
attratti dal volto della fantasia...

Inserito da enzo , sabato 1 gennaio 2011 alle 12:18 | Commenti (1)

La rivincita della bella politica

Tra le cose importanti delle quali l´egemonia patrimonialista ha privato il nostro paese vi è il ricordo, e prima ancora l´esperienza, della bellezza della politica. La politica combattuta a viso aperto da e tra partigiani schieramenti, con leader che provano il loro valore nell´agone e nella dura trattativa con l´avversario, nel negoziato fino all´ultimo per portare a casa una sonora vittoria o contenere una preannunciata sconfitta.
La recente, per certi aspetti incredibile lista di conquiste che ha portato a casa Barack Obama e il Congresso a maggioranza democratica è una lezione quasi da manuale della dimensione estetica della politica. Attaccato da mesi per la sua debole Presidenza, per l´insistenza a perseguire politiche di grandi alleanze anche quando avrebbe potuto vincere contro un´opposizione numericamente debole, per la sua insistenza a volere una riforma sanitaria anche pasticciata pur di averla, e senza essere nel frattempo riuscito a far diminuire la disoccupazione: per tutto questo, la stampa e i media sono stati spietati con il presidente americano. Una critica corrosiva lunga un anno e che ha fatto dimenticare anche ai più convinti sostenitori quella straordinaria notte di novembre di due anni fa, quando da Chicago venne dichiarata la sua vittoria elettorale.
Il presidente Obama, come tutti i presidenti che lo hanno preceduto, si è sottomesso alla crocifissione dell´opinione pubblica come ci si sottomette a un rito regolato e previsto. Non ha mandato a casa direttori di telegiornali, non ha attaccato i giudici per sentenze che non condivideva (come quella davvero opinabile con la quale la Corte Suprema ha riconosciuto le multinazionali come persone giuridiche a tutti gli effetti e quindi libere, come un qualunque privato cittadino, di finanziare le campagne elettorali), non ha cambiato direttori di giornali che non possiede, non ha messo in cantiere alcuna legge per limitare la libertà di informazione né ispirato campagne giornalistiche denigratorie contro i suoi avversari o i suoi ex alleati (come nel caso di Gianfranco Fini, di nuovo oggetto di lapidazione mediatica).
La politica è indubbiamente fatta di sgambetti e manipolazione. Al leader politico, anche quello democraticamente eletto, non si chiede di essere uno stinco di santo; da lui si pretende che sappia guerreggiare nella maniera comandata dalla politica, dove sgambetti e manipolazioni sono regolati in qualche modo, parte del gioco che i concorrenti alla gara conoscono e mettono in conto; soprattutto, con un arbitro esterno al gioco, come la legge e la costituzione. Date queste premesse, un Congresso a maggioranza democratica ancora per pochi giorni, prima dell´insediamento del nuovo Congresso tutto repubblicano, ha saputo portare a casa un bottino come mai era successo prima: fine della discriminazione contro gli omosessuali nell´esercito, sovvenzione alle vittime dell´attentato del 11 settembre a New York (ancora in discussione dopo nove anni!), una serie di misure che rendono più severo il controllo sugli alimenti e infine l´accordo con i repubblicani per prorogare di due anni (fino cioè alle prossime elezioni presidenziali) la legge Bush sui tagli delle tasse ai ricchi ma in cambio dell´estensione per altrettanti due anni dei sussidi di disoccupazione.
La sistematica e caparbia politica della trattativa di Obama, criticata dai radicali del suo partito e mal digerita dai liberals (tanto che è dovuto intervenire Bill Clinton per dare credibilità alla strategia della Casa Bianca) ha fatto tutto questo: una bella vittoria della politica su questioni pubbliche.
Il confronto con le cose di casa nostra è sconsolante anche qualora si voglia evitare l´insopportabile vezzo di voler prendere a modello ciò che avviene oltre Oceano. Che cosa ricordare di questo anno che sta per finire come esemplare di bella politica? Indubbiamente nulla, se lo sguardo è rivolto al governo e alla sua maggioranza parlamentare: non l´abito a neutralizzare l´avversario con l´arma dello scandalo e del fango mediatico; non i reiterati tentativi di creare uno scudo al presidente del Consiglio per renderlo immune dalle conseguenze che una legge eguale per tutti avrebbe se lasciata libera di operare; non il mettere alla gogna giornalisti liberi e direttori di giornale non supini; non l´uso dell´emergenza terremoto in Abruzzo per consegnare case provvisorie e lasciare lì le macerie delle case reali. Non c´è nulla di bello e nobile nella politica che abbiamo sotto gli occhi. Politica di sotterfugi e di raggiri spesa raramente su questioni pubbliche, condotta senza un criterio di valutazione che resti fuori dal gioco e sappia indirizzare il nostro giudizio, quello di una opinione pubblica che è resa impotente nella critica ed è catturata dai mestieranti della notizia.
La bella politica, intersecata come è di "moralità costituzionale" ha molto a che fare con quello "spirito pubblico" che Antonio Gramsci si propose di studiare al suo arrivo nel carcere di Turi, nel 1927, e che descrisse così bene alcuni anni prima mettendo a confronto una partita di football e una partita a scopone. Si tratta di una metafora di straordinaria attualità. La partita a pallone corrisponde a una società dove l´iniziativa individuale è libera e cooperativa, svolta secondo la legge e un´etica del merito e della fiducia reciproca - nel campo da gioco "c´è il movimento, la gara, la lotta, ma esse sono regolate da una legge non scritta, che si chiama ‘lealtà´, e viene continuamente ricordata dalla presenza dell´arbitro". La partita a scopone corrisponde invece a una società dove la contesa prende la forma delle "urla, pugni sul tavolo e spesso sulla faccia dell´avversario", dove gli accordi sono sottobanco anziché pubblici e quindi fuori da ogni controllo ma anche labili, perché è la diffidenza che regna invece della lealtà; qui, non c´è alcun arbitro, alcun criterio esterno alla contesa. "Diplomazia segreta. Carte segnate. Strategia delle gambe e della punta dei piedi. Una legge? Dov´è la legge che bisogna rispettare? Essa varia da luogo a luogo, ha diverse tradizioni, è occasione continua di contestazioni e di litigi". Due modi di essere della politica, espressioni di due diverse egemonie - nell´un caso della legge, nell´altro della forza (del denaro o del bastone che sia).
di Nadia Urbinati, La Repubblica, 31 dicembre 2010

Inserito da enzo , venerdì 31 dicembre 2010 alle 09:18 | Commenti (4)

Buon anno, Marisa!


... >>>

Inserito da enzo , mercoledì 29 dicembre 2010 alle 09:29 | Commenti (2)

Tanti auguri a tutti!


E’ con questo pensiero che voglio farvi i miei più affettuosi auguri per un buon Natale e un buon 2011.
Si, perché per dirlo con parole di Gustavo Zagrebelsky “La Costituzione, ciò che ci siamo dati nel momento in cui eravamo sobri, a valere per i momenti in cui siamo sbronzi”.
E oggi come mai rischiamo di apparire molto sbronzi, e purtroppo non a causa di un allegro brindisi di capodanno.
Il governo Berlusconi ha ottenuto la fiducia, il decreto Gelmini è legge, c’è poco da stare allegri pensando al futuro dei nostri giovani e delle famiglie italiane.
Da parte nostra, sarò sincero, il centrosinistra non sta offrendo in questi giorni lo spettacolo di migliore chiarezza. Fioccano quotidianamente (non fosse bastata l’abbondante nevicata!), appelli per accordi elettorali che spaziano – è proprio il caso di dirlo – a destra e a sinistra come se nulla fosse. Dirigenti autorevoli del nostro partito che si dilettano in confidenziali annunci alla stampa per poi smentirsi o risentirsi fra loro il giorno dopo. Insomma, ancora partite di ping – pong giocate fra compagni di squadra come se lo sport preferito fosse quello di far fuori pezzi di casa nostra.
E poi ogni volta a correggere il tiro: no, scusate… non volevamo dire di trascurare la componente più a sinistra del nostro partitito… no,  non volevamo dire che ci faremo condizionare da Fini e Casini per poi farci dire anche di no… Difficile farsi capire se continuiamo così.
Fra l’altro, c’è un piccolo particolare: non mi pare che al momento siano indette le elezioni. E’ proprio la cosa più utile scontrarsi e dividersi per un punto che non è all’odg?
Però, però... io sono comunque fiducioso.
Troveremo la strada migliore, nel confronto libero e aperto, consapevoli e orgogliosi che... "E avendo più idee, ebbero più sofferenze" (G. Flaubert).

Inserito da enzo , venerdì 24 dicembre 2010 alle 11:02 | Commenti (952)

Cara Prestigiacomo...

Cara Prestigiacomo,
Non occorreva che crollasse la Domus dei Gladiatori per capire che lavoro, cultura, ambiente e scuola sono fuori da ogni interesse per questo governo!
Chiudere un anno senza aprire al futuro... questo il brindisi che regaleranno agli italiani.

Inserito da enzo , giovedì 23 dicembre 2010 alle 08:19 | Commenti (3)

Finanziaria e bilancio in Regione

Abbiamo concluso i lavori del 2010. E' stata approvata la finanziaria e il bilancio regionale (quest’ultimo con un risparmio di oltre 4 milioni sull’anno passato). La manovra finanziaria descrive un intervento pesante, considerati i tagli assai consistenti del governo e l’affaticamento della nostra crescita economica.
Sobrietà e rigore, riordino e sburocratizzazione, valorizzazione del merito e legalità sono stati i principi guida.
Una manovra che passa attraverso inevitabili e consistenti tagli a enti, agenzie… ma che coscientemente, non toccherà il sociale, l’istruzione il sostegno alla disabilità. Anzi, la Toscana prova ad anticipare delle risposte con nuovi finanziamenti per la scuola, con un progetto per i giovani, con strumenti di finanza etica e microcredito e con un pacchetto importante di altri investimenti che arriveranno a gennaio con la prima variazione di bilancio. Tutto questo nonostante gli oltre 320 milioni di tagli imposti dal governo.
Evito di inviarvi sintesi o quadri riassuntivi che, oltre che risultare noiosi, non potrebbero essere mai esaustivi. Sono invece a vostra disposizione per eventuali informazioni sui vari aspetti del provvedimento che dovessero interessarvi (scrivetemi e proverò a rispondervi)

Inserito da enzo , giovedì 23 dicembre 2010 alle 08:18 | Commenti (1300)

Impianti fotovoltaici si ma tuteliamo il paesaggio
Sono d'accordo con il provvedimento approvato dalla Giunta regionale che sostanzialmente pone un limite alla diffusione in area agricola di impianti fotovoltaici di grandi dimensioni (cioè quelli superiori ai 200 kw) favorendo gli impianti di piccola dimensione (da 5 kw a 20 kw) e media dimensione (da 20 kw a 200 kw), e privilegiando la funzione di integrazione del reddito agricolo. 
Nel primo elenco delle aree non idonee al fotovoltaico distinte per potenza degli impianti e dimensione (da 5 a 20 kW, da 20 a 200 kW ed oltre 200 kW) e per tipologia rientrano "siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'Unesco", "aree e beni immobili di notevole interesse culturale", "aree e immobili vincolati", "zone all'interno di coni visivi e panoramici la cui immagine è storicizzata", "emergenze culturali e zone contigue a parchi archeologici e culturali", "aree naturali protette", "zone umide ai sensi della convenzione di Ramsar"; "aree Dop, Doc, Docg e Igp"; "aree classificate a rischio idraulico e geomorfologico e aree adibite a interventi di messa in sicurezza" e infine "zone vincolate in base all'art.142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio", definendo caso per caso le eventuali eccezioni ammesse, per esempio quel le nelle aree già urbanizzate prive di valore culturale- paesaggistico, le aree degradate e i siti di ex attività estrattive e infine le attività connesse all'agricoltura purché le modalità di installazione abbiano il minor impatto possibile. 
La salvaguardia del paesaggio rurale è condizione imprescindibile per la qualità delle nostre produzioni agricole e per le potenzialità turistiche del nostro terriotorio. La Toscana deve ritenere tutto questo una priorità.
L'uso delle energie alternative è una sfida che deve vederci protagonisti, ma compatibilmente alla tutela delle nostre risorse più preziose.
Inserito da enzo , giovedì 23 dicembre 2010 alle 08:17 | Commenti (0)

Prestigiacomo lascia il Pdl
Cara Prestigiacomo,
Non occorreva che crollasse il Domus dei Gladiatori per capire che lavoro, cultura, ambiente e scuola sono fuori da ogni interesse per questo governo!
Chiudere un anno senza aprire al futuro... questo il brindisi che regaleranno agli italiani.
Inserito da enzo , mercoledì 22 dicembre 2010 alle 18:56 | Commenti (3)

Storia d'Italia

Inserito da enzo , martedì 21 dicembre 2010 alle 18:59 | Commenti (1)

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