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noi vittime di Bill Gates
Stasera mi sono rimesso a correggere una presentazione che andrà nel nuovo libro CD di Alessandro Benvenuti. Un cofanetto della Morgana Edizioni con testi del suo spettacolo Capodiavolo, contributi, ricordi e racconti di amici ed un cd con cinque inedite canzoni, dell'inedito cantautrore Alessandro Benvenuti. Ebbene poichè usavo un Pc  che non aveva ancora aggiornato il  suo dizionario con Cavriglia, ogni volta che avevo scritto del mio comune era venuto automaticamente corretto in Caviglia...ho pensato quanto sia più imbarazzante per i miei amici di Laterina che si ritrovano ad abitare nel comune di Latrina! Ah, noi vittime di Bill Gates! buonecose
Inserito da enzo , domenica 5 ottobre 2008 alle 22.51 - Commenti (1)

Rientro... ma la Toscana è in lutto

Fra poche ore ripartirò da Pechino. Avrò modo di raccontarvi questi giorni.
Intanto, ho appreso che il nostro paese è stato ancora una volta travolto da inaccettabili stragi sul lavoro. Ieri 6 morti in Italia di cui 4 in Toscana, sui cantieri dell'A1 della variante di valico.
Un'altra giornata di lavoro, di fatiche che si consumano nella morte. Ancora famiglie nella tragedia... non possiamo continuare a perdere questa battaglia per il diritto alla sicurezza e alla vita delle persone.

Inserito da enzo , venerdì 3 ottobre 2008 alle 12.10 - Commenti (0)

Pechino 1 ottobre 2008


一部关于匹诺曹的音乐剧,保持了对原著的忠实,而且服装设计灵感来自于十九世纪末的意大利,但在舞台上却出现了五个拿着吉他,打着鼓,弹着贝斯和键盘的乐手。他们通过弹奏和演唱扮演剧中的主人公,从funk到摇滚,从迷幻爵士到techno音乐,十三首歌曲风格各异。
舞台上还有一个穿着老式长大衣的男人:科洛迪,他似乎总是在自言自语,忧虑地诉说着创造出一个虚构的人物是多么艰难的事业。在他和观众之间,扮演的不知疲倦的匹诺曹唱唱跳跳。
演出来自卡尔洛•科洛迪国家基金会的创意,基金会的宗旨是保存和推广科洛迪和他的木偶故事。
购票信息:北京音乐厅售票处
北京市西城区北新华街1号

日期: 2008年10月1日 - 2008年10月2日
时间: 10月1日,14:00/19:30;10月2日,10:00
地点: 北京音乐厅
组织者: 意大利使馆文化处,北京音乐厅
合作者: 意大利托斯卡纳大区
请到北京音乐厅购票
... ho dimenticato qualcosa?

Inserito da enzo , mercoledì 1 ottobre 2008 alle 00.10 - Commenti (0)

Comune Unico in Valdarno. Si, ma...


Questa è la sintesi del mio intervento al convegno "Valdarno 2001.
Dalla comunità al comune unico".

Unire i comuni per risparmiare e offrire ai cittadini una migliore qualità dei servizi. Sicuramente un tema suggestivo e “a prima vista”, come diceva la mia mamma quando giovinetta la sera contava le pecore al rientro dal pascolo, un’affermazione impeccabile, quasi scontata. Perché mai non dovrebbero farlo tutti!
Non è così. Certo, l’idea sia sul piano istituzionale che politico è assolutamente corretta e, laddove è possibile e con i tempi necessari, deve anche esser perseguita.
Ma il processo deve essere anzitutto culturale e partire dalle istanze di base (così si diceva quando iniziai a far politica, forse non è più di moda?)
Oggi sembra sempre che ogni iniziativa nasca molto più da precisi obiettivi da parte di singoli, che non da un’idea della collettività, o in questo caso, della comunità.
Pensiamo per un attimo al pullulare di candidati a Sindaco di Firenze di questi giorni. Sono espressione, istanza che viene dal basso o una (legittima?) aspettativa di singoli soggetti, peraltro sempre i soliti noti, in ansia da prestazione?
Ecco, io penso che la questione che è nata in Valdarno del Comune Unico e che ciclicamente, magari in momenti “non sospetti” riaffiora, non debba correre questo rischio.
Dico questo perché faccio fatica a comprendere la capacità propositiva di chi per anni ha fatto del campanile una bandiera ed oggi si presenta come il paladino del Comune Unico. Chi ha enfatizzato l’acquisizione di una azienda che si è spostata dal comune limitrofo non modificando alcunché in termini occupazionali e magari aggravando la viabilità, o piuttosto chi ha scelto di fare una zona industriale vicino ad iniziative turistiche del comune appresso o, peggio ancora, chi ha costruito case (magari brutte) laddove avrebbe potuto passare una strada. Chi ci ha impedito (quindi io con loro) anche in passato di pensare al Valdarno come ad un Comune unico e progettare insieme strade, case, scuole, aree verdi ed industriali? Ecco perché credo che prima di tutto sia una questione anche culturale. E per questo ritengo che coloro che in questi decenni non sono riusciti a pensare “globalmente” oggi dovrebbero ascoltare, riflettere un po’ di più e far parlare prima altri. 
La fusione dei tanti comuni del Valdarno non potrà essere il frutto di un’elaborazione puramente tecnica e scientifica da sottoporre ai cittadini, ma un progetto partecipato e condiviso.
Il Comune unico che io immagino è quello che nasce da un progetto discusso dai nei programmi elettorali e nei Consigli comunali, dalle Organizzazioni dei lavoratori, delle imprese, del commercio, dai cittadini consumatori, dalle Associazioni del Volontariato, dai centri culturali e via dicendo, per poi passare ai referendum ed alle leggi che ne permettono le fusioni. 
Così come presentata adesso, l’idea rischia di lasciare molte divisioni e diffidenze, oltre che lanciare sul tappeto un eccellente argomento alle opposizioni nelle prossime compagini elettorali.
Mi piacerebbe e vorrei contribuire a lavorare per una forte unione istituzionale ed amministrativa che favorisca per i prossimi cento anni la programmazione del nostro territorio, la sua crescita ed il suo sviluppo economico, sociale e culturale in modo armonico, coordinato e rispettoso dell'ambiente. Un’entità organizzativa che possa consentirci anche di risparmiare, ma che non guardi alle sorti di chi competerà alle elezioni amministrative di questo primo decennio.
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Pinocchio in Cina.

Sono in partenza per la Cina. Seguirò, in rappresentanza della Regione Toscana, la compagnia toscana Mannini Dall'Orto che andrà in scena, con lo spettacolo di Pinocchio, alla prestigiosa Beijing Concert Hall a Pechino, dall'1 al 3 ottobre. Un'occasione di incontro, di scambio e di conoscenza di culture. Sono contento che la creatività e la professionalità dei nostri attori e registi toscani, che a Pechino presenteranno una versione rock della nostra fiaba tradizonale, possano essere ancora una volta impegnati per l'abbattimento di barriere linguistiche e culturali. 
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Inserito da enzo , sabato 27 settembre 2008 alle 12.04 - Commenti (0)

comune unico?
Inserito da enzo , venerdì 26 settembre 2008 alle 07.51 - Commenti (0)

In onda su Valdarno Channel


Giovedì 25 settembre alle 21,15 sono stato invitato da Valdarno Channel a partecipare a "Decoder", una trasmissione, condotta da Filippo Boni, che si propone di aprire un confronto sui pricipali temi della realtà del Valdarno.
Questo il titolo e il programma della serata di giovedì:
«I giovani ed il Valdarno: due convergenze parallele?»
Interverranno:
Enzo Brogi, Consigliere regionale
Francesco Fabbrini, Imprenditore
Giacomo Picchi, Rapp. FI giovani del Valdarno
Un rappresentante del Centro Attivo Don Chisciotte
Un rappresentante del Valdarno Internet Cafè
Nicola Vasai, giornalista di Rtv38
Conduce:
Filippo Boni
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Inserito da enzo , martedì 23 settembre 2008 alle 23.04 - Commenti (2)

Ho scritto al Preside e al Rettore

In questi giorni mi sono giunte notizie di una probabile chiusura di tutti i corsi di laurea che si svolgono presso il Campus Universitario del Valdarno.
Sono convinto che questo costituirebbe un enorme danno al sistema formativo della nostra regione e del nostro territorio. Il corso di laurea triennale in Geotecnologie e quello di laurea specialistica in Geologia Applicata sono stati fino ad oggi ai primi posti nella Facoltà di Scienze dell’ateneo senese sia per numero di iscritti (sempre in continua crescita) che per qualità di servizi agli studenti. Per frequentare questi corsi arrivano studenti da tutta Italia... e il Campus è anche una delle poche realtà universitarie italiane ad offrire servizi agli studenti a prezzi contenuti! Che piacere sapere inoltre che, grazie uno staff di docenti giovani e motivati, il centro di ricerca del Polo universitario del Valdarno ha quasi totalmente autofinanziato le attività didattiche riducendo drasticamente i costi della struttura.
Insomma, una realtà formativa che merita di essere salvaguardata. Le ragioni della probabile chiusura sembrano, tra l'altro, riguardare più questioni accademiche che di opportunità legate ai bisogni degli studenti e delle loro famiglie.
Amministrazione comunale e la Fondazione Masaccio sono fortemente impegnate in questa battaglia. Condivido le loro ragioni. Per questo oggi ho deciso di scrivere al Rettore e al Preside dell’Università di Siena chiedendo e sollecitando un loro interessamento.

Inserito da enzo , lunedì 22 settembre 2008 alle 22.26 - Commenti (0)

Benedetto XVI e la Francia

Il settimanale Toscana Oggi mi ha chiesto di confrontarmi con i temi che il Papa ha sviluppato nel suo recente viaggio in Francia. Con non poca fatica e con il confronto e  l'aiuto di amici ho risposto alle domande che la redazione mi ha posto...ho provato un po' di imbarazzo nel leggermi presentato come intellettuale laico, definizioni ambedue assai impegnative! buonalettura

Nel suo recente viaggio, a Parigi e nel più celebre santuario mariano, il Pontefice ha toccato temi importanti per la cultura moderna, in un paese emblematico per i rapporti tra ragione e fede.  Ne abbiamo parlato in redazione con il teologo Andrea Bellandi, preside della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale (nella foto sotto con, a sinistra, Claudio Turrini e, a destra, Riccardo Bigi), e con un intellettuale «laico» come Enzo Brogi, consigliere regionale del Pd e già sindaco di Cavriglia.

TOSCANAOGGI: Il Papa e la Francia. Sembrava una sfida difficile, ma Benedetto XVI sembra averla vinta...

MONS. ANDREA BELLANDI: «Il Papa ha visitato un paese che negli ultimi secoli si è reso paladino della libertà, dei valori dell’illuminismo, dell’autonomia dell’uomo, e forse più di altri Paesi ha il polso della modernità, dove la questione dell’immigrazione, e quindi dei rapporti tra le religioni, è all’ordine del giorno. È significativo che vi sia giunto non per fare una proposta reazionaria, quanto piuttosto per proporre nell’oggi, in modo nuovo e recepibile alla società contemporanea, ciò che il cristianesimo ha da dire a un Paese che da un lato è stato faro della cultura di questi ultimi tre secoli, dall’altro sente forse tutto il peso e la fragilità della difesa di quei valori di libertà, di universalità, di dignità dell’uomo, spogliati da ogni riferimento trascendente. La proposta del Papa, in questo senso, è rivoluzionaria da un certo punto di vista: perché accoglie questa attenzione ai capisaldi della cultura francese, ma facendo recuperare a quella cultura la necessità insostituibile del quaerere Deum, del “cercare Dio”, come ha sottolineato nel bel discorso al Collège del Bernardins. Mi sembra che questi temi abbiano poi fatto da sfondo anche alle parole pronunciate a Lourdes, nell’invito a cercare il fondamento di una speranza che possa reggere anche di fronte al mistero del dolore e della morte».

TOSCANAOGGI: Parlando al mondo della cultura il Papa ha sottolineato come il cristianesimo si ponga come una via di mezzo tra chi vorrebbe sganciare completamente la vita umana da ogni prospettiva escatologica, e il fondamentalismo che invece la schiaccia dentro questa ottica.

BELLANDI: «La centralità di questo concetto nel magistero di Benedetto XVI è data proprio dalla stima che il Papa ha per la ragione. Stima che non significa razionalismo o intellettualismo, ma riconoscimento del fatto che la dimensione positiva della ragione serve a combattere ogni forma di irrazionalismo, e quindi il fondamentalismo che ha sempre all’origine l’irrazionalismo. Dall’altra però il Papa contesta anche la posizione relativista o soggettivista. È una posizione che rispetta fino in fondo la dinamica conoscitiva dell’uomo, che certo ha bisogno di conoscere il dato empirico della realtà, ma ha bisogno anche di andare al di là e di cercare una verità che sia valida per tutti».

ENZO BROGI: «Il discorso del Papa l’ho trovato decisamente complesso, sicuramente molto lontano dalla mie esperienze e competenze. Posso dire però che la condanna dei fondamentalismi è sicuramente da apprezzare, ancor più quando riconosciamo alla religione la positiva capacità di interagire con lo spirito “liberale” e “repubblicano” nella ricerca di nuovi fondamenti per il vivere civile. Certo però che la vita civile (oltreché religiosa) è ormai irreversibilmente “plurale”. In questo senso, pur non entrando nel merito di discussioni accademiche che distinguono con vari aggettivi il tema della laicità (“sana laicità” piuttosto che “laicismo”…) sono comunque convinto del suo valore come garanzia della convivenza delle differenze e delle diverse identità. Ecco perché non condivido il distinguere tra “diverse” laicità, come se ve ne fosse una “malata”. La laicità è un valore che insieme alla libertà di coscienza dovrebbe essere il fondamento di una società. E dunque non può essere buono quello che la Chiesa Cattolica approva e cattivo quello che la Chiesa Cattolica deplora».

TOSCANAOGGI: Nella seconda parte del discorso, il Papa propone come modello dell’annuncio cristiano quello che San Paolo ha fatto agli ateniesi riuniti all’Areopago. Alla base di tutto questo c’è il riconoscimento del fatto che in ogni essere umano, anche nascosta o inespressa, c’è una ricerca di Dio, dell’Assoluto.

BELLANDI: «Il Papa usa una espressione bellissima: Dio come “l’Ignoto-Conosciuto”. San Paolo si richiama all’iscrizione che ha visto su una delle are dell’Areopago, dedicata al “Dio ignoto”. Un Dio che però nella ricerca di senso, nel quaerere Deum, è già conosciuto. Già nella Spe salvi Benedetto XVI aveva descritto l’oggetto della nostra speranza come una “sconosciuta realtà conosciuta”. Il Papa comunque è ben consapevole che il Dio della fede non è il Dio dei filosofi: la fede ha bisogno che sia Dio a rivelarsi. Un Dio soltanto pensato non è un Dio, dice il Papa: se Dio non si mostra, noi da soli non possiamo arrivare a conoscerlo. Alla base dell’essere cristiano quindi non vi è un percorso della ragione, non vi è una morale, ma vi è un avvenimento: Dio si è mostrato. Il Dio dei filosofi e il Dio della fede possono incontrarsi, ma a patto che si aggiunga al Dio dei filosofi la dimensione dell’amore, cosa che è propria della rivelazione».

BROGI: «Il discorso su Dio è affrontabile in termini filosofici e teologici, ma l’accoglienza dell’incontro con Dio è riservata alla dimensione più spirituale della fede. Dimensione che va rispettata ma che non è da tutti avvertita. Ciò su cui sentimento religioso e “ragione secolare” possono oggi trovare un positivo dialogo è sulla “ricerca di senso” (di cui la nostra società dell’avere è povera) e sull’apertura all’altro».

TOSCANAOGGI: Il discorso del Papa si conclude con la messa in guardia da una cultura che esclude la domanda su Dio, mettendo di fatto in discussione almeno due secoli di filosofia e di cultura scientifica, due secoli durante i quali si è tentato in ogni modo di escludere Dio dai temi di cui «si può parlare», e di escludere la religione dalla sfera pubblica. Quella del Papa potrebbe apparire una battaglia disperata...

BROGI: «Credo che la cultura non debba escludere mai nessuna questione. La religione fa, di per sé, parte anche dello “spazio pubblico” (pur nei limiti posti dalla laicità). Il materialismo “volgare” e “pratico” (che sembra concentrare molti aspetti, rozzamente consumistici, della nostra società) va distinto, però, da un’etica laica che può comunque fondare una “buona vita” e una “vita degna”. In parte è vero ed è sicuramente vero che di fronte alle sconvolgenti questioni poste dal dominio della scienza, dalle tecnologie, dalle nuove capacità umane di intervenire su nascita, vita o morte, etica secolare ed etica laica possono trovare convergenze nella ricerca di risposte, di fondamenti e di un senso al vivere contemporaneo. Discutibile è che la “questione Dio” torni a porsi come oggetto di una riflessione che dimentichi la grande lezione di uno spirito religioso come Pascal per cui la fede è una scommessa!».

BELLANDI: «Quella che il Papa pone è una questione audace. Ma la sua affermazione nasce dalla certezza di un uomo di grande fede, che sa che quello che lui propone ha delle radici profonde nel cuore dell’uomo. È vero che noi abbiamo assistito a due secoli di negazioni filosofiche, ideologiche, scientifiche, della possibilità di Dio. Eppure vediamo che l’attesa, la ricerca, la domanda di Dio non si è mai spenta; né in quei paesi che hanno avuto settant’anni di ateismo di stato e di materialismo storico, né nelle nostre società ipertecnologiche che sentono però tutto il limite della propria impostazione. Oggi si sente il bisogno, sia da un punto di vista di vita sociale, che da un punto di vista personale, di una proposta più a misura d’uomo. Ed è interessante notare che questo lo sentono sia le persone più semplici che le persone più acute: tutte si ritrovano unite nel capire che c’è bisogno di ascoltare una prospettiva che dia senso al proprio sapere».

TOSCANAOGGI: Nel discorso all’Eliseo, di fronte al presidente Sarkozy e alle autorità francesi, il Papa ha toccato il tema della laicità, riconoscendo che la laicità, intesa come separazione tra la sfera religiosa e la sfera civile, è un valore. Il Papa poi, è vero, mette dei puntini: è un valore «a patto che…», e distingue tra laicità positiva e laicità negativa. Cosa c’è di nuovo in questa sottolineatura?

BELLANDI: «Insieme alle parole del Papa, è molto interessante anche il discorso di Sarkozy. È lui per primo che parla di una laicità “positiva” che riconosce alle religioni un ruolo civile, e definisce necessario anche nella sfera pubblica l’apporto delle tradizioni religiose. Il Papa ha risposto richiamandosi all’affermazione di Gesù, “date a Dio ciò che è di Dio, a Cesare ciò che è di Cesare”, e accettando con molta serenità questa distinzione del ruolo dello Stato rispetto al ruolo della religione, il rispetto delle leggi e delle istituzioni democratiche, e così via. In realtà sono concetti che ritroviamo nel pensiero del Papa: in uno dei suoi testi risalenti ormai a più di vent’anni fa Benedetto XVI parlava di laicità in questo modo. Lo ritroviamo, poi, anche nel dialogo con Habermas su fede e ragione».

BROGI: Che la religione possa dare un contributo all’interno dello spazio pubblico e che ad esso appartenga – insieme ad altre realtà – è evidente. Ma la laicità va tenuta ferma. Il Papa però, dopo aver esaltato così tanto il concetto di laicità, ha dichiarato una “funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze”. Un concetto che francamente mi pare un po’ totalizzante…». <

TOSCANAOGGI: Il Papa aveva toccato l’argomento della laicità anche nel viaggio negli Stati Uniti. Cosa unisce questi due viaggi?

BROGI: «Certo, devo dire che, considerate le forti tensioni che minacciano le nostre comunità mi aspetterei che il Papa parlasse anche del dialogo interreligioso, dell’Islam. È comunque positivo il confronto del Papa con la società della “modernità avanzata”. Spero che si cominci a parlarne anche in Italia, anche se trovo un po’ curioso che sia proprio e solo il Papa oggi, a dare le più ascoltate lezioni sulla laicità».

BELLANDI: «Quello negli Stati Uniti e quello in Francia sono due viaggi emblematici, nei paesi che rappresentano la modernità: una modernità nata proprio ponendosi in antitesi con il passato. Il Papa dialoga con questi mondi senza timidezze, riconoscendo e valorizzando le istanze positive che emergono da questi paesi, da queste culture. Uno dei temi ad esempio è quello della libertà, che ha caratterizzato il pensiero occidentale degli ultimi due secoli: un tema che il Papa riprende mettendo in guardia da un certo libertarismo inteso come assenza di legami».

TOSCANAOGGI: È interessante che, nel dialogare con la cultura francese, patria dell’Illuminismo e del positivismo, il Papa però abbia voluto iniziare il suo discorso con il richiamo alla cultura monastica.

BROGI: «Mi è piaciuto il richiamo fatto sul monachesimo. Quelle sono “radici” che, nel richiamo congiunto al “fare” e alla meditazione, possono insegnare molto all’uomo contemporaneo, anche a chi non ha una visione religiosa della vita».

BELLANDI: «Il Papa ha ricordato il preziosissimo lavoro fatto dai monaci di salvaguardia della cultura, anche della cultura greca, e il fatto che gran parte della cultura europea è stata elaborata proprio come strumento da utilizzare nella ricerca di Dio: quel quaerere Deum che, appunto, era il fondamento di ogni ricerca. Il richiamo alle radici cristiane non è un recupero della memoria fine a se stesso, ma il richiamo a un patrimonio che non si può eliminare a cuor leggero».

TOSCANAOGGI: L’accoglienza che il Papa ha trovato in Francia, in un paese che viene sempre descritto come laico e secolarizzato, ha stupito molti osservatori. Cos’è che attrae e colpisce di questo Papa?

BELLANDI: «Lo stesso era già successo negli Stati Uniti. Credo che da una parte colpisca la sua umiltà: un uomo che si pone in modo umile, che cerca di immedesimarsi con l’interlocutore. Magari per contraddirlo, ma cercando sempre di comprenderne le ragioni. Questo era anche il suo atteggiamento di studioso di teologia, e lo ha mantenuto. Dall’altro lato, colpisce la sua coerenza: quello che dice lo vive in prima persona. Un altro aspetto è che vive e comunica tutto questo con entusiasmo: sono continui i suoi richiami alla gioia dell’essere cristiano. E poi, certamente la profondità e la chiarezza dei contenuti che esprime. I suoi discorsi non sono solo per gli intellettuali: riesce ad esporre concetti molto profondi con un linguaggio piano, usando anche espressioni popolari. Tutto questo fa sì che riesca a comunicare più di quanto i mass media o i maestri del pensiero presupporrebbero».

BROGI: «Il nostro è un mondo che ha bisogno, insieme, di rigore, di profondità e di semplicità. Nell’accoglienza francese al Papa c’è la valorizzazione di questi aspetti, che Papa Ratzinger – come può essere riconosciuto anche da chi non ne condivide certe prese di posizione – cerca a suo modo di esprimere. È sicuramente un uomo di grande cultura teologica e senza dubbio di fede ma il suo apostolato lo trovo poco rivolto alle persone “semplici”; e assai diverso da quello di Giovanni Paolo II che avviò un originale processo di globalizzazione della Chiesa cattolica, contaminando con esso popoli e genti. Prova ne è anche la lontananza dalle persone “semplici” di questo dibattito sulla laicità, che trova sempre più spazio nella cronaca alta dei giornali italiani, toccando un dibattito squisitamente accademico, mentre la cronaca diffusa si concentra sul “vilipendio” della Guzzanti».

a cura di Riccardo Bigi e Claudio Turrini
Inserito da enzo , venerdì 19 settembre 2008 alle 12.25 - Commenti (0)

Instrada a Terrannuova

 
...una grande occasione per incontrasi in strada e per le vie del centro, fuori un po’ dalle classiche iniziative che normalmente avvengono.

Stasera alle 21,15 nella piazza di Terranuova faremo due chiacchere sullo spettacolo e l'arte di strada.
Oltre al sottoscritto ci saranno Alberto Masoni, Mauro Amerighi, Gunter Rieber ed altri.  Non mancate.
Già... perché non ve l'ho detto prima?

Inserito da enzo , giovedì 18 settembre 2008 alle 00.19 - Commenti (0)

Jova cartoon... che ne pensate?



Ancora un contributo di un giovane  amico che della grafica dei video e della creatività ne ha fatto intelligente e piacevole sintesi. Questo ne è un esempio, che ne pensate?
...>>>

Inserito da enzo , mercoledì 17 settembre 2008 alle 10.03 - Commenti (1)

I Nacchi & i Rossinelli


Due simpatici amici cavrigliesi , tanto sgangherati quanto creativi, mi hanno mandato questo fato con il corsivo allegato, che anticipa una delle loro divertenti "incursioni" Mi piace presentarveli.

"Nella vita quel che ti onora
non sono le Apparenze
ma sono Leinteriora".

Nacchi macellaro di Cavriglia.

Inserito da enzo , lunedì 15 settembre 2008 alle 15.17 - Commenti (1)

lo sfogo di Adriano

11 settembre 2008
Mario Calabresi, sulla Repubblica di ieri, rendeva ampio conto di un incontro fra le vittime del terrorismo venute da ogni parte del mondo a New York per iniziativa del segretario delle Nazioni Unite. Lo stesso Mario Calabresi, in memoria dell’omicidio di suo padre, vi ha portato la voce delle vittime italiane dei cosiddetti anni di piombo, e le proprie riflessioni. Desidero muovere la più ferma obiezione a questa considerazione dell’omicidio di Luigi Calabresi. Lo faccio a doppio titolo. Il primo, titolo tutt’altro che invidiabile, di condannato come mandante di quell’omicidio. Non ho mai ordito né ordinato alcun omicidio, e questa verità non si attenua di un millimetro col passare del tempo, e col mio passare il tempo di tanti anni in galera e da prigioniero; per di più, come mostra una sola occhiata al paesaggio di rovine contemporaneo, in una mera dilapidazione. Il secondo è il pressoché universale silenzio, di volta in volta accorato o angosciato o vile, attorno a una distorsione di cose che in tanti abbiamo pur vissuto, in qualunque angolo di strada ci trovassimo. Io tornerò distesamente, in un libro, se me ne basteranno le forze, sulla vicenda di Pino Pinelli e di Luigi Calabresi, che diventò anche la mia. Ma in questo caso non è della mia persona che si tratta. Il processo – tutte le sue innumerevoli puntate – contro di noi per l’omicidio Calabresi esordì, ormai vent’anni fa, ventilando una responsabilità in solido di Lotta Continua e dei suoi formali (e supposti) organi dirigenti, ma si sbrigò a abbandonare, già in istruttoria, questa strada temeraria, e si ridusse a imputare tre persone di un omicidio di diritto comune, senza muovere alcun addebito di associazione, o di fine di terrore. Un omicidio di privati contro un privato. Questo è rimasto, nonostanti le deliranti speculazioni di certe motivazioni di sentenze sull’intenzione di Lotta Continua di ammazzare un commissario per suscitare sulla scia di quel delitto la rivoluzione proletaria in Italia. Ma, direte, l’espediente giudiziario per circoscrivere l’accusa e ottenere la nostra condanna, non toglie niente alla sostanza civile e morale di quell’evento. Certo: purché non ci si attenti a definirlo come un atto di terrorismo. Mario Calabresi accenna alle difficoltà che le stesse Nazioni Unite incontrano nella definizione di terrorismo – per ragioni faziose, peraltro, assai più che per la complicazione e l’elusività del tema. Considero terrorismo l’impiego oscuro e indiscriminato della violenza al fine di terrorizzare la parte supposta nemica e guadagnare a sé quella di cui ci si pretende paladini. In questo senso in Italia un terrorismo c’è stato, e ha trovato in Lotta Continua, nella manciata d’anni in cui volle esistere, fra molti errori e fraintendimenti e cattive azioni, un’opposizione decisa ed efficace. Parlo dell’avversione ai terroristi, non di quella per gli ex terroristi che anima oggi tanti coraggiosi. Io personalmente ebbi in LC un ruolo che mi costringeva e mi costringe a una responsabilità verso la sua storia intera, anche quando la mia responsabilità personale fu nulla, e così quella penale. Ora, se l’omicidio di Luigi Calabresi fu terrorismo, io, condannato come suo mandante, ero un terrorista. Un’affermazione come questa dovrebbe far vergognare tutti coloro che allora c’erano, in qualunque angolo di strada si trovassero. Mario Calabresi parla sentitamente delle vittime, “donne e uomini che stavano vivendo la loro vita e non erano in guerra con nessuno”. Con Pino Pinelli, con Luigi Calabresi, non fu così. Non c’era una guerra, ma molti di noi erano in guerra con qualcuno. Per la strage di piazza Fontana – di cui tutto si sa, salvo che per i servi sciocchi – furono accusati a torto in modo premeditato e ostinato gli anarchici, quegli stessi che erano stati accusati a torto della serie di attentati che da mesi preparavano il 12 dicembre da cui l’Italia uscì stravolta. Di quella premeditazione e ostinazione fu comunque figlia la morte di Pinelli, innocente di ogni colpa. Luigi Calabresi, fosse o no nella sua stanza – io oggi tendo a credere di no, ci tornerò a suo tempo – fu, non certo l’autore, ma un attore di primo piano di quella ostinata premeditazione. Che fosse in buona fede cambia poco, anche chi non riuscì e non riesce a credere al suicidio di Pinelli era in buona fede. Il tempo che passa, il rimpianto buono e la cattiva viltà hanno trasformato tutto ciò che avvenne in quegli anni in un’inconcepibile e infame demenza, le firme lucide o sventate di centinaia di personalità rispettabili o famose, e a volte sia rispettabili che famose, in un caso di follia collettiva, magari ai loro stessi occhi. Nel 1998, non nel 1971, Norberto Bobbio commentò il fatto che io avessi deplorato presso la signora Gemma Capra contenuti e tono della campagna di Lotta Continua contro Calabresi come un effetto di indebolimento della mia tempra prodotto dal carcere, e difese le ragioni del famigerato appello. L’omicidio di Calabresi – che è responsabilità di chi lo commise, e non di chi firmava appelli contro una sconvolgente vicenda di terrorismo di Stato e di omertà istituzionali – fu l’azione di qualcuno che, disperando della giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio, volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca. Fu un atto terribile: e nato in un contesto di parole e pensieri violenti ereditati, e ravvivati, che ammettevano, per esaltazione o per rassegnazione, l’omicidio politico, come nel giudizio dell’indomani, quello sì scritto da me. Non vorrei mai averlo scritto, soprattutto non vorrei mai che fosse stato fatto. Ma chi potrebbe non provare lo stesso rimpianto e rimorso? Non rinuncerei, se non per ipocrisia o per indulgenza verso me stesso, a dire che le persone che si spinsero a tradurre nei fatti le parole che con tanti altri pronunciavano (e le nostre furono parole accanite di violenza, benché mai di terrorismo, perché un confine c’era) poterono, allora come in altri frangenti della storia, essere delle migliori. Io non riesco a condividere la frase che un mio amico e compagno di allora ripete come un esorcismo – “non si può essere ex assassini”. Certo che si può. Fu dunque un atto terribile: questo non significa, non certo ai miei occhi e ancora oggi, che i suoi autori fossero persone malvagie, e che non se ne prenda, ciascuno per la propria parte, chi ce l’ha, una corresponsabilità. I suoi autori erano mossi dallo sdegno e dalla commozione per le vittime. Le vittime, infatti, sono state tante, e di tante diverse e opposte ferocie, e la spirale che le travolse – non certo solo di “neri” e “rossi” – sembra aver depositato, a una così enorme distanza, un’idea e soprattutto un sentimento più unilaterale e rancoroso che mai, ad onta delle buone intenzioni e dei monumenti e dei giorni del ricordo. Io cerco di tenere a bada i cattivi sentimenti, provo pena di fronte alle contrapposizioni rinnovate fra i morti nostri e i loro, e tuttavia non riesco a impedirmi, quando leggo della lettura pubblica della Costituzione svolta dalla signora Gemma Capra al cospetto del Capo dello Stato, di chiedermi se qualcuno, un’autorità qualunque, abbia invitato la signora Licia Pinelli a leggere in pubblico la Costituzione. Forse è avvenuto e io non lo so. So che Licia Pinelli dice che non vorrà mai leggere il libro di Mario Calabresi. Questo volevo dire oggi, per obiettare alla posizione espressa da Mario Calabresi nel prezioso incontro alle Nazioni Unite. Mi dispiace: argomenti come questo hanno bisogno di spazio e delicatezza, e sopportano male la risposta del giorno dopo. Ma io, sapete, non sono mai stato un terrorista.
di Adriano Sofri

Inserito da enzo , domenica 14 settembre 2008 alle 01.25 - Commenti (0)

Giornate di cinema familiare a Stia...


"Quando un cineamatore riprende scene di un viaggio, di un party, o di altre speciali occasioni, e specie quando sta riprendendo i propri figli, sta innanzitutto cercando di far presa sul tempo, e, in ultima analisi, sta tentando di sconfiggere la morte. L'atto del fare cinema può quindi essere considerato nel suo complesso come una esteriorizzazione del processo della memoria." (S. Brakhage, In difesa del cine-"amatore", 1967)

Venerdì 12 settembre parteciperò ad un incontro in occasione di questa interessante rassegna del cinema familiare a Stia.
"Lionetto Fabbri, uomo e regista"
Interverranno, insieme a me Roberto Mariottini, Oreste Giurlani, Sandra Traquandi, Gabriele D’autilia, Marco Pagni e Claudio Rosati.

leggete il programma >>>

Inserito da enzo , giovedì 11 settembre 2008 alle 10.54 - Commenti (0)

11 settembre 1973...

Inserito da enzo , giovedì 11 settembre 2008 alle 10.35 - Commenti (0)

Cavriglia è il comune più ricco della provincia

I dati sulla ricchezza e soprattutto sull'incremento della ricchezza pubblicati alcuni giorni fa da " Il Sole 24 Ore ", mettono in luce un elemento di grande positività: la consistente crescita che ha interessato nell'ultimo decennio il comune di Cavriglia. Con i 17.700 euro di reddito medio per contribuente del 2007, superiori di oltre 2.000 euro rispetto alla media provinciale (15.532), Cavriglia si colloca, infatti, al primo posto fra tutti i comuni della provincia di Arezzo, incluso il capoluogo.
Lo studio, che ha visto passare sotto la lente le dichiarazioni dei redditi del 2006 (per l'anno di imposta 2007) raggruppate per territorio e attualizzati al 2007, raffrontate con quelle del 1999, lascia sicuramente aperte le preoccupazioni per la nostra provincia che, nel periodo preso in esame, pare aver registrato un incremento di reddito di appena il 2,5%. Un valore dimezzato rispetto a alla media toscana (5,1%) ed insufficiente a contendere il duello fra ricchezza e costo della vita, se teniamo conto che secondo l'ultima stima della Banca centrale europea il carovita dovrebbe toccare il 3,4% entro la fine dell'anno. Nell'ambito di questo contesto piuttosto nebbioso, il Comune di Cavriglia restituisce fortunatamente segnali di sicuro più dinamici. Una notizia certamente di conforto per chi come me ha seguito e partecipato con passione alla crescita e allo sviluppo di questo comune dove, come in molti ricorderete, sono stato Sindaco per 14 anni, compreso i primi periodi presi in esame dall'indagine del Sole 24 Ore. Certo, nella classifica dei dieci comuni toscani più ricchi Cavriglia si colloca al sesto posto ma, a differenza di quanto accada per la media regionale, con i suoi 17.700 euro il nostro comune supera, oltre che il dato medio nazionale (16.958 euro), la soglia dei 17 mila euro sopra la quale viaggiano tutte le regioni del nord Italia.
In termini assoluti (valore nominale) il reddito medio è cresciuto nel comune di quasi il 40% per ogni contribuente e di oltre il 37 % per ciascun abitante. Entrambe le percentuali sono in assoluto le più elevate fra i comuni dell'aretino.
I dati pubblicati descrivono un decennio che evidentemente ha reso più forte e più competitiva la nostra economia. Lo evidenziano i valori sul reddito, ma lo conferma certamente il consistente incremento di attività economiche che si è avuto nel settore agrituristico ma anche industriale.
Questi dati sono una conferma, ricordo ancora con piacere lo slogan “cavrigliapiace", che ci ha aiutato a farci riconoscere ed apprezzare. Un sondaggio di qualche anno faceva dire alla stragrande maggioranza di cittadini del Valdarno che, dopo il loro paese, Cavriglia era il comune ove avrebbero voluto abitare. Risultati che credo si raggiungano spesso anche grazie ad un impegno coordinato fra amministrazione locale, categorie economiche e cittadini. Un legame che a Caviglia abbiamo cercato di tenere sempre stretto, tentando di rendere la comunità cavrigliese protagonista di una crescita economica, ma anche culturale e sociale e che oggi, con la lettura del Sole 24 Ore, rischia di farci sentire perfino un po’ orgogliosi.

>>> i dati del Sole 24 Ore

Inserito da enzo , domenica 7 settembre 2008 alle 07.51 - Commenti (0)

Sabato, musica e cultura... e sito di Paolo Melani



Sabato 6 settembre:
parteciperò ad alcuni dibattiti organizzati nell'ambito delle Feste del Partito Democratico. Spero di incontrarvi.

ore 17:00, Firenze - Festa nazionale del Partito Democratico.
"A cosa serve la musica? Cultura, giovani e socialità".
Partecipano Pina Picierno, Boosta, Enzo Brogi, Giordano Sangiorgi, Carlo Testini, Fausto Raciti.

Alle ore 18,00
mi fermerò ad ascoltare l'intervista di Enrico Mentana a  Walter Veltroni.

ore 21:30, Festa del Partito Democratico di San Giovanni Valdarno
“La provocazione della cultura. Perché investire in cultura in tempi di crisi"
Interverranno:
Vincenzo Cerami, Ministro ai Beni ed alle Attività Culturali nel Governo Ombra del PD
Enzo Brogi, Consigliere della Regione Toscana, Membro della Commissione Cultura
Dario Ceccherini, Assessore alla Cultura del Comune di Poggibonsi
Introdurrà l’incontro:
Massimo Palazzeschi, Membro della Direzione Regionale del PD, esperto di cinema
Condurrà il dibattito:
Emanuele Bani, Vicesindaco e Assessore alla Cultura di S. Giovanni Valdarno.

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Il mio amico Paolo Melani è un prezioso animatore culturale del Valdarno ed un gran bravo fotografo, ha rinnovato il suo sito, mi piacerebbe che lo andaste a visitare www.paolomelani.it

Inserito da enzo , sabato 6 settembre 2008 alle 07.58 - Commenti (0)

Ma l’abito fa il monaco?

L'altro ieri sono arrivato a Marina di Pisa poco prima delle 20 assieme a mio figlio, 19 anni, perennemente spettinato e con occhiali scuri, orecchino, infradito,  jeans strappati d’ordinanza, striscioline di cencio attorcigliate ai polsi portate come braccialetti di Cartier…insomma un vero prototipo del genere sdruciti in abbondanza. Ma anch’io proveniente da un pomeriggio di libertà al mare, con infradito ai piedi, non ero in condizioni molto migliori. Lo avevo accompagnato a Pisa per suoi compiti universitari ed a fine impegno , su suggerimento di amici pisani, ci eravamo recati ad uno dei ristoranti più celebrati, felicemente terrazzato sul mare. Appena entrati un giovane ed elegante signore, che al telefono stava dicendo “sta parlando con il titolare” ci intima con il dito indice oscillante di non entrare. Ci fermiamo fino alla fine della sua telefonata. Chiedo se è troppo presto, non erano ancora le 20 ed il titolare, che nel frattempo si era frapposto tra noi e la sala, con aria poco cordiale “Volete cenare? Forse sarà meglio se consultate prima il menù, ci conoscete? Non mi era mai successo! Insisto per entrare ed allora ci accompagna al tavolo più nascosto, nell’angolo e proprio sotto al condizionatore a palla. Chiedo con cortesia se può abbassare e risponde che il condizionatore è ben equilibrato per garantire gradevolezza nell’ambiente. Poiché la sala è ancora vuota chiediamo di spostarci in un tavolo più centrale, con sufficienza ci viene accordato. Finalmente possono consegnarci le carte dei vini ed il menù, niente male né nelle offerte né nei prezzi. Optiamo per due primi, poi un secondo mio figlio e per me un antipasto che chiedo mi venga servito come secondo. Il titolare non approva e con pazienza mi spiega “Sa, io glielo dico perché ho una professionalità, gli antipasti sono previsti per preparare il cliente ai piatti successivi, così può compromettere i sapori, comunque… e per i vini cosa portiamo?”  “Grazie, niente vini, solo acqua" risponde mio figlio ancora uno sguardo di disapprovata rassegnazione. Intanto iniziano ad arrivare i clienti, vestiti grigi e gonne firmate. La cena proseguirà decorosamente, ma intanto il titolare ci aveva abbandonato salterellando attorno ai nuovi arrivi, a noi è toccato fino alla fine un gentile cameriere, sicuramente privo della professionalità del titolare, che sono certo abbia temuto fino alla fine che non gli venisse onorato il suo prezioso conto!
... >>>

Inserito da enzo , venerdì 5 settembre 2008 alle 09.04 - Commenti (2)

...ne vedremo delle belle

Vi ringrazio per i vostri contributi, risponderò, ci ragionerò, qualcuno di voi tenterò anche di raggiungerlo per telefono. Grazie davvero, spero che vi siano sempre più commenti, anche semplici, poche parole, una critica, un’incitazione, mi saranno utili.  

Vedo che ogni giorno aumentano i contatti sulla mia home-page, sono certo che se contestualmente aumenteranno anche i vostri scritti renderete tutto più interessante ed utile. Tra l’altro in queste settimane stiamo lavorando ad una nuova riorganizzazione del sito che ci auguriamo sia ancor più veloce, funzionale ed efficace.

Lo hanno già detto e scritto in molti ma... vi par possibile che il Governo, che ha fatto della legalità la sua bandiera, abbia permesso uno spettacolo così indecente come quello di domenica scorsa a Napoli? Cittadini che, come si conviene, erano arrivati per tempo alla stazione: bagagli, figli, giornali, prenotazioni…si sono accomodati nei loro posti e hanno sistemato tutto. D'improvviso arriva l’orda barbarica dei tifosi e mancano (nessuno aveva pensato che era giorno di rientro dalle ferie e di trasferta del Napoli a Roma!), posti, carrozze, treni...tutto si surriscalda. E pensare che Maroni aveva detto che avrebbe attivato anche i servizi segreti (sic?!). E il servizio di sicurezza che fa? Decide di far scendere tutti i “regolari” per ospitare i barbari, i quali, per riconoscenza, sfasciano tutto sul treno (600.000 euro di danni – carrozze definitivamente inservibili). A seguire, sconquassi alla stazione di Roma, strade, stadio e via così anche per il ritorno: un disastro sociale, istituzionale, culturale! Io intanto avrei mandatoi responsabuili della sicurezza partenopei a dirigere il traffico sul Pratomagno!...Ma ne vedremo ancora delle belle…Voi che ne pensate?

Inserito da enzo , martedì 2 settembre 2008 alle 11.17 - Commenti (0)

eccociqua!

Chi ha potuto ha fatto un po’ di riposo. Anch’io, come ha disegnato Staino, sono andato una decina di giorni a rinfrescare la mia “toscanità” a Badolato in Calabria, con amici e famiglia. E’ stata una buona vacanza, musica, letture, sole e mare, nuovi amici… compagni. Certamente sono fisicamente rilassato, ma le questioni generali, come dicono quelli che parlano in grande, sono continuate ad andar malino. I prezzi non calano, le promesse non vengono mantenute. Ma si sapeva! Direte voi. Una fra tutte, la più sbandierata: la legalità. Violenze, omicidi, stupri e naufraghi, disperazione e sbarchi, tutto come prima, forse peggio, nonostante l’arrivo dell’esercito.

L’Alitalia viene “salvata” consegnandoci  una compagnia palesemente più piccola e domestica, lasciando sul groppone dei cittadini problemi, esuberi e  debiti ed ai creditori e fornitori che prima avevano un certo numero di garanzie, l’incognita sulla tutela dei loro diritti... Un bel capolavoro!

Il federalismo poi procede colpendo solamente i Comuni e quindi ancora i servizi ai cittadini. Vogliamo parlare della scuola? Tagli, tagli ed ancora tagli. Ma per compensare, l’efficiente ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini con le nuove misure ha adottato il ritorno del voto in condotta, dei voti al posto dei giudizi e del maestro unico alle elementari. Ora si dovrà aspettare per capire la fine che faranno le migliaia di maestri elementari impegnati nell’insegnamento scolastico, e che fino a poco tempo fa erano considerati la vera rivoluzione della scuola italiana

In compenso Putin, quest’anno non è arrivato in Sardegna a trovare l’amico Berlusconi perché impegnato in altri lidi…di guerra. Sono troppo negativo? Allora un paio di belle notizie:  è ben avviata la parte più importante del viaggio di Obama per la Casa Bianca ed una donna, una brava giornalista Concita De Gregorio è andata a dirigere l’Unità…un'occasione in più per acquistare lo storico giornale! Troppe cose? Troppo arruffate? Aiutatemi voi a riannodare i fili con i vostri commenti....e poi abbiamo i problemi locali, la sanità, le infrastrutture, le elezioni amministrative. Ci attendono grandi impegni e dovremo trovare tempi e luoghi per affrontarli e parlarne. Ora ci sono i dibattiti nelle le feste del nostro Partito, ci sarò anch’io. Ve ne darò come sempre notizia, incontriamoci. Buon rientro a tutti e un saluto speciale a chi non ha potuto interrompere neppure per un po’.


...Dimenticavo...e intanto il Sindaco di Comiso vuol cancellare il nome di Pio La Torre, segretario siciliano del PCI ucciso dalla mafia, dall'Aeroporto del suo Comune. Sottoscriviamo l'appello su www.articolo21.info

Inserito da enzo , venerdì 29 agosto 2008 alle 14.33 - Commenti (6)

Buone vacanze a tutti
 
Inserito da enzo , martedì 12 agosto 2008 alle 09.33 - Commenti (0)

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