| Commento di
Luca Distefano
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lunedì 28 giugno 2010
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14.03
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Caro Enzo, compagno, fratello, amico o addirittura delegato: cosa cambia se non la storia e le sue icone che queste parole rammentano? Non ho letto tutti i commenti, forse sarò ripetitivo probabilmente non originale. Eppure, pur difendendo con orgoglio qualsiasi lotta che parte dal corretto uso della parola, così da non fare eco a chi la storpia, la mortifica o peggio la mercifica, è tempo di gettare i semi del cambiamento e non di studiarne la storia. Niente di personale, sarebbe totalmente incoerente da parte mia. Ma da maturo uomo di campagna, da provinciale in senso stretto, sento il bisogno di silenzio quando la politica si ostina a far fracasso per riempire i suoi incolmabili vuoti. Ci si ostina a far dibattiti sulle virgole, a difendere l'operato coraggioso di chi lamenta coraggiosamente l'impasse, ma rimaniamo ancorati al passato, giocando da uomini colti o, nel mio caso, presunti tali. Spero di incrociarti, magari per caso. Luca
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| Commento di
stefano beccastrini
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domenica 27 giugno 2010
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08.05
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Caro Enzo, come al solito hai scritto cose belle, colte, intelligenti, che in sè e per sè mi sentirei di sottoscrivere in pieno. E le parole di Rigoni Stern, citate in un commento, sono altrettanto belle, intelligenti, persino connoventi. Però... Se ragazzi che si sentono, e sono, appartenenti al PD in quella parola non si rionoscono, non cominceranno certo a farlo spinti dalle nostre, alquanto datate, citazioni. D'altra parte, alla lingua non si possono imporre regole (solo un cretino come Mussolini poteva pensare di imporre agli italiani il "voi" per decreto) per cui non c'è nemmeno da pensare alla possibilità che una sorta di referendum interno al partito decida come i militanti del PD debbano chiamarsi tra loro. E allora? Allora forse c'è da prendfere atto che il disorientamento, lo sbandamento, la mancanza d'una vera identità politica che caratterizzano questa "promessa mancata" che abbiamo cercato, non riuscendoci tanto bene, di fare a noi stessi (e alla società italiana e alla storia d'Italia) sono testimoniati, rispecchiati direi, anche dal fatto che non sappiamo neppure come chiamarci. Forse occorre dar tempo al tempo, forse quando avremo una politica - e prima ancora una cultura non fatta soltanto di una fragile sommatoria di nostalgia per l'ieri, di pragmatismo per l'oggi e di rimozione del domani - avremo anche un nome, ti abbraccio forte forte, Stefano Beccastrini
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| Commento di
Giovanni Cardinale
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sabato 26 giugno 2010
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12.03
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Caro Enzo, dopo il mio primo voto nel 1976 al Partito Socialista (prima dell'era Craxi), ho sempre votato PCI, PdS, DS, ed, ora, PD. In tanti anni di partecipazione, riunioni, assemblee, non ho mai usato la parola "compagno" ed a me nessuno si è mai rivolto chiamandomi "compagno". Non ho radici in quella tradizione, non ho storia, non ho un vissuto mio o della mia famiglia; vengo da un'altra estrazione, da un'altra cultura ed educazione. Non dico questo per sancire una mia posizone diciamo "elitaria" ma solo per affermare un principio :per quella storia ho sempre avuto grande rispetto e la manifestazione più grande di questo rispetto è stata quella di non appropriarmi di ciò che non era e non poteva essere mio. Molto tempo è passato, la parola conserva intatte le sue suggestioni, ma il tema è : quali sono i contenuti che oggi si leggono dietro questo termine? Personalismi, arrivismo, perdita dl senso etico, disinteresse per l'uomo, virtualità dell'immagine e della comunicazione, sono l'antitesi della parola e delle sue radici, così bene richiamate in tanti commenti sul tuo articolo. E' questo, Enzo, il nuovo fronte della lotta per chi è "compagno" e per chi, non essendolo mai stato, si trova comunque dalla stessa parte del campo di battaglia; ti assicuro che chi sta dall'altra parte è ormai assolutamente riconoscibile qualsiasi sia il suo linguaggio o il suo frasario perchè, appunto, è portatore solo di "parole" Ti abraccio Giovanni
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| Commento di
giovanni
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sabato 26 giugno 2010
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10.29
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ciao giovanni"mito"possemato
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| Commento di
Ennio
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venerdì 25 giugno 2010
alle
23.14
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Caro Enzo,impossibile non condividere il tuo articolo. Con l'intelligenza che rispetto ad altri "compagni" ti è da tutti a Cavriglia riconosciuta, hai legato la parola "compagno" a persone che hanno con il loro comportamento onorato questa parola.Ma si facevano chiamare "compagni" anche nell'ex Unione Sovietica e si fanno chiamare "compagni" in Cina e Corea del Nord. Come certamente saprai nel vocabolario della lingua italiana (Zingarelli)"compagno" è anche "nome con cui si chiamano gli aderenti ad un partito di ispirazione marxista".Io credo che i giovani del PD abbiano voluto contestare questo significato non certamente il nobile significato che la parola "compagno" rappresenta. Cordialmente.
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| Commento di
paola
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venerdì 25 giugno 2010
alle
22.31
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Caro Enzo, io i temi di maturità li lascerei stare, perchè finalmente sono temi decenti che rispecchiano gli interessi dei ragazzi, mi è parso. tanto per la cronaca, come spunto di riflessione, sono andati per la maggiore, nella mia piccola indagine statistica, gli UFO e La ricerca della felicità, che poi in fondo non mi sembra un brutto tema, visto che siamo tutti un po' depressi. Dai che forse a modo loro i ragazzi ci stanno insegnando qualcosa...
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| Commento di
Giampiero Bigazzi
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venerdì 25 giugno 2010
alle
17.07
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caro Enzo, come già ti avevo scritto il pensiero è questo. E cioè che a me piace anche amici (ma quanto erano di lui amici quei vecchi dirigenti della DC che si trovaro a leggere le lettere di Moro dall'infame carcere delle BR?) e fratelli (come dicono i miei fratelli neri con cui faccio musica). Ma “compagni” è più bello perché ha nella radice il “cum” che è lo stesso di “comunione” (e di “comunismo”, il nostro utopico comunismo, che è più uno stato d’animo che un sistema ideologico ed economico, come scriveva il compagno Saramago).
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| Commento di
alberto marziali
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venerdì 25 giugno 2010
alle
16.54
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Certo tutte queste citazioni... denotano una certa età :-) E' una bella discussione unificante per il PD. Siamo animali sociali, appena distogliamo l’attenzione dalle nostre miserie incontriamo qualcuno che sta condividendo un'esperienza o una condizione di vita. Colui che accompagna si sente prossimo, accanto, sullo stesso livello, nella dimensione della partecipazione e del servizio,.... anche quando quest'ultimo è gerarchicamente strutturato. grazie!
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| Commento di
Alessio
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venerdì 25 giugno 2010
alle
16.43
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Caro Enzo...grazie mille di avermi fatto presente quest'articolo...Sopratutto in questi giorni di duro lavoro per noi giovanissimi del PD di Sansepolcro che abbiamo deciso di candidarci per vedere un PD Biturgense finalmente unito e che sappia ascoltare la gente, che vada al di la delle soliti liti che richiamano sempre di più alle lotte "Guelfi contro Ghibellini" e che logorano il partito e la città. Anche se sembra che tutti quelli che si sono lavati la bocca con la parola "Rinnovamento" ora non vogliano più seguirci!!! Comunque io credo che questa uscita sulla parola "compagni" sia stata una (come si suol dire) grandissima pisciata di fuori!!! Un pò di giorni fa mi è capitata tra le mani questa lettera del Grandissimo Compagno Mario Rigoni Stern al quale mi sento profondamente legato anche per le sue origini Venete: «MIRA (Venezia) 20 gennaio 2007 Cari Compagni, sì, Compagni, perché è un nome bello e antico che non dobbiamo lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis” che accomuna coloro che mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza con tutto quello che comporta: gioia, lavoro, lotta e anche sofferenze. È molto più bello Compagni che “Camerata” come si nominano coloro che frequentano lo stesso luogo per dormire, e anche di “Commilitone” che sono i compagnid’arme. Ecco, noi della Resistenza siamo Compagni perché abbiamo sì diviso il pane quando si aveva fame ma anche, insieme, vissuto il pane della libertà che è il più difficile da conquistare e mantenere. Oggi che, come diceva Primo Levi, abbiamo una casa calda e il ventre sazio, ci sembra di aver risolto il problema dell’esistere e ci sediamo a sonnecchiare davanti alla televisione. All’erta Compagni! Non è il tempo di riprendere in mano un’arma ma di non disarmare il cervello sì, e l’arma della ragione è più difficile da usare che non la violenza. Meditiamo su quello che è stato e non lasciamoci lusingare da una civiltà che propone per tutti autoveicoli sempre più belli e ragazze sempre più svestite. Altri sono i problemi della nostra società: la pace, certo, ma anche un lavoro per tutti, la libertà di accedere allo studio, una vecchiaia serena; non solo egoisticamente per noi, ma anche per tutti i cittadini. Così nei diritti fondamentali della nostra Costituzione nata dalla Resistenza. Vi giunga il mio saluto, Compagni dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e Resistenza sempre. Vostro Mario Rigoni Stern» Ciao Enzo...e speriamo di risentirci.. buon lavoro!!!
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| Commento di
bruno casini
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venerdì 25 giugno 2010
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15.34
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grande compagno partigiano brogi....rifacciamo valdarno contro....
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| Commento di
Patrizia Failli
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venerdì 25 giugno 2010
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14.45
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....senza dimenticare che la parola " compagni" ha origine dal latino..." condividere il Pane" e chi condivide il pane simbolicamente condivide anche le idee!! a presto compagno Enzo Patrizia
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| Commento di
Anna Guerzoni
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venerdì 25 giugno 2010
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13.38
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Sì, compagno Enzo, siamo ancora in tanti a voler fare una strada insieme. Grazie
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| Commento di
Luca Tognaccini
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venerdì 25 giugno 2010
alle
13.37
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Bello questo svolgimento per la Maturità. Mi sembra quasi una risposta non polemica allo 'sdoganamento' di Mussolini da parte del Ministero.
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| Commento di
Francesco Ruscelli
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venerdì 25 giugno 2010
alle
12.28
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Veramente un bell'articolo Enzo, sono assolutamente d'accorto con te, ciao compagno Brogi! :)
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| Commento di
Melchiorre
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venerdì 25 giugno 2010
alle
12.04
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Da "cum pagus" = compaesano, o "cum panis" = commensale. Parola preziosa, non impegnativa e quindi priva del potenziale ipocrita che ha la parola "amico". Parola che deve essere liberata da un significato ideologico e storico, per essere nuovamente proprietà di tutti, ed allora potremo usarla serenamente anche nel PD (e perchè no, nel PdL o IdV) per chiamarci compagni di partito. Persone diverse che condividono qualcosa per un periodo. La realtà più vera delle relazioni umane.
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| Commento di
roberto Cavallini
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venerdì 25 giugno 2010
alle
11.46
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Grazie per averci messo in fila così tante interpretazioni letterarie e musicali dell'appellativo così frequentemente usato in passato da tanti di noi. Io lo uso ancora, senza vergogna e anzi con molto orgoglio. Tra le tante quella che più mi piace è l'uso di Fausto Amodei " compagno cittadino" Ciao e buona giornata compagno cittadino Enzo, a te e a tutti coloro che ancora vogliono farsi chiamare così!
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| Commento di
Armando
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venerdì 25 giugno 2010
alle
11.34
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desidero informarla che vorrei essere cancellato dalla sua mailing list, visto che si ricorda dei suoi scritti solo quando le conviene. Grazie e distinti saluti
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| Commento di
gabriele
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venerdì 25 giugno 2010
alle
10.22
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su fbook, clikkerei "mi piace"!
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