Perché una legge...

“Disposizioni in materia di utilizzo di farmaci cannabinoidi nella terapia del dolore” è il titolo di una proposta di legge che ho depositato alcuni giorni fa, assieme ad altri colleghi, all’esame del Consiglio Regionale della Toscana. Un progetto che raccoglie tutto il suo significato simbolico e giuridico, impegnandosi a garantire in mondo permanente, per i cittadini assistiti del Servizio Sanitario Regionale, il diritto alla specificità terapeutica dei medicinali cannabinoidi.
La Toscana aveva già fatto da battistrada prevedendo, con una delibera di giunta regionale del 2002 l’erogazione da parte delle USL di medicinali non registrati in Italia facendosi carico delle spese per l’acquisto. E su questo sentiero si sono incamminati altri, come la Puglia o le Marche. Fin qui però, e nel migliore dei casi, le Regioni hanno affidato l’accesso a questi farmaci a un provvedimento amministrativo. Ma in questo caso, allora, l’assoluta novità diventa del tutto evidente, se pensiamo che la Toscana potrebbe essere la prima regione in Italia ad istituire per legge il diritto alla cura contro il dolore.
Attualmente in Italia non esistono in commercio farmaci e specialità medicinali registrati a base di cannabis. L’unica possibilità per pazienti è ricorrere all’importazione dall’estero, seguendo però una farraginosa procedura disciplinata del D.M 11-2-1997. Il paziente si trova a dover sopportare maggiorazioni di costo sul prezzo dei farmaci, onerose spese per l’adempimento delle pratiche, tempi di attesa molto lunghi. Dalle informazioni raccolte il ricorso ai farmaci prodotti all’estero procura una spesa che si aggira intorno ai 600 euro mensili diventando così, di fatto, una possibilità che discrimina coloro che non sono in grado di sostenerne il costo. Insomma, esiste tutta una serie di difficoltà, con il rischio che costi e burocrazia scoraggino i metodi di approvvigionamento legale a scapito di forme di mercato nero o di produzione in proprio, pratica anche quest’ultima passibile di condanna anche con reclusione.
La proposta di legge Toscana che vorremmo approvare sancisce invece, che l’acquisto dei farmaci in questione sia completamente a carico del servizio sanitario regionale. Naturalmente la somministrazione di cannabinoidi, consentita per le cure palliative, per le terapia del dolore (ma in sperimentazione anche per malattie come la SLA e glaucomi) sarà possibile solo quando altri farmaci già disponibili si siano dimostrati inefficaci o insufficienti al bisogno terapeutico del malato. I pazienti potranno farne uso solo in ambito ospedaliero o strutture sanitarie, ma si prevedono anche successive verifiche per un eventuale trattamento domiciliare ovviamente sotto un adeguato controllo medico. Quella al momento depositata in Consiglio Regionale è, naturalmente, un primo schema di legge, una base normativa che ha soprattutto il merito di porre all’attenzione della Toscana una questione fondamentale sui diritti del malato, di renderne non più rimandabile la causa. Questo significa che siamo di fronte a un testo perfettibile a cui lavoreremo nei prossimi mesi, anche assieme all’assessore Daniela Scaramuccia, confrontandosi con altre esperienze, con i medici e con le associazioni, in modo da apportare tutte le modifiche e gli accorgimenti che saranno necessari a dotare la nostra regione di un strumento all’avanguardia, di un esempio di sensibilità verso i bisogni di chi percorre le strade della sofferenza.
Non diciamo niente di nuovo se parliamo dell’efficacia dei principi terapeutici della cannabis, peraltro ormai confermati da un’opinione unanime della comunità scientifica internazionale. Ma dispiace invece doversi rassegnare, come se anche questo non facesse più notizia, al pensiero che l’Italia, in materia di terapia del dolore e sostegno nel fine vita, sconti ancora un ritardo, al contrario di molti altri paesi europei. Le conseguenze consistono nelle corrispondenti difficoltà burocratiche ed economiche che si trovano ad affrontare i pazienti che intendono tentare la possibilità dei farmaci cannabinoidi. Per combattere il dolore della propria malattia, il vomito, la nausea o l’inappetenza, invece, non si dovrebbe chiedere l’autorizzazione. L’attenzione e il rispetto verso chi si trova a vivere la condizione di malato è un principio da cui non si può prescindere e rispetto al quale non vi possono essere mediazioni. Essere aiutati ad affrontare il dolore, sostenuti in certi tortuosi percorsi di fine vita, non essere abbandonati o ostacolati nella ricerca di ogni sollievo alla malattia, fa parte di bisogni primari, diritti umani a cui un paese moderno e civile deve dare risposta in modo fermo e convincente. Perché ne è in gioco anche la dignità della persona.
“La nausea, il vomito, con il dolore assieme sono insostenibili. Enzo, dobbiamo far qualcosa… aiutiamo nel nostro piccolo chi si sottopone a terapie del dolore e a terapie palliative, evitiamo che chi desidera ricorrere alla cannabis debba percorrere, con imbarazzi e rischi, le vie del mercato illegale”. Mi ripeteva spesso questa frase Alessia Ballini, con cui ho condiviso i banchi del Consiglio Regionale fino a qualche mese fa quando, quell’atroce malattia che si era impadronita del suo corpo, ha deciso di separarla da noi. È proprio con lei che avevamo cominciato a lavorare alla legge, scrivendo per la Toscana gli articoli normativi che, ancor prima che nelle fonti del diritto si ancoravano alle fonti di un’amara esperienza vissuta in prima persona.
Vorremmo approvare questa legge al più presto. Ci rassicura che il Presidente Enrico Rossi ne abbia apprezzato il principio ispiratore e sia dichiarato disponibile ad impegnarsi assieme a noi per concluderne l’iter legislativo. Sarà ancora un seme di civiltà coltivato nella nostra Toscana.

Enzo Brogi, Consigliere Regionale della Toscana

Inserito da enzo , mercoledì 16 marzo 2011 alle 14:16 Commenti (1)

I COMMENTI
Commento di Zain , sabato 14 luglio 2012 alle 23:59
" la descrizione di uno secmha di bilancio puf2 persino essere divertente Oddio. Utile lo posso anche capire, ma divertente mi pare esagerato (io poi mi diverto a fare fisica ma non ho mai detto di essere normale) "

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