I non luoghi


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Si è svuotato il grande parcheggio, gli adulti hanno fatto spesa e si sono affrettati a rientrare nelle loro case per scartare cibi ridenti e colorati da passare velocemente al microonde. E' freddo e già buio pesto, quando i primi sparuti gruppetti di ragazzi si avvicinano, scarsamente riparati, nel loggiato del supermercato appena chiuso. Si scaldano mani e pancia con tranci di pizza fumante al salamino piccante, appena comprata alla vicina Pizza Hut.  Si riconoscono le voci sguaiate, ma tanto qui non danno noia a nessuno, dice qualcuno. Alcuni si agitano contrariati  sul fallaccio del terzino mentre altri si infervorano sulle procaci ed ammiccanti doti della stellina del Grande Fratello. Nell’angolo una biondina in minigonna e calzettoni neri scimmiotta, davanti al piccolo pubblico, le mosse di ballo, canticchiando il ritornello della rivelazione dell’ultimo X Factor.  Si somigliano tutti molto: berretti e scarpe simil All Stars, jeans larghi e calati, giubbotti bomber. Uomini e donne è indifferente, forse si riconoscono dalle sciarpe: ricordano le maglie delle squadre campioni del calcio quelle dei ragazzi, più gentili quelle delle ragazze. Il grande parcheggio, che fra poco si riempirà di nuovo, divide le piccole bande dall’enorme cubo di cemento di fronte che, con una grande incandescente insegna rossa e le molte sale, richiama alle luci della ribalta cinematografica. Loro attendono l’apertura, ed è lì che entreranno tra qualche minuto, raggiunti da tanta altra gente. Si, saranno in molti, probabilmente per vedere il nuovo colossal americano in 3D.  Negli altri due lati della strada ancora scatoloni di cemento ma dipinti d’arancione, a quest’ora completamente al buio. In quello di sinistra si vendono mobili a buon mercato e articoli ed indumenti sportivi e nell’altro, a destra, è ospitata una concessionaria d’automobili multi marche.  Quale dialetto o lingua parlino i ragazzi non ha importanza, neppure se siamo a Dresda, Nantes, Catanzaro o Pontedera ha importanza. E’ tutto uguale: stessi luoghi, stessi vestiti, stesso cibo, la medesima architettura. In tanti, come scrive anche  l’antropologo Marc Augé che ha studiato a lungo questi spazi, raggiungono giorno o notte questi luoghi  attratti da luci e colori, per trascorrere il tempo,  per vincere solitudine e noia, per vedere altra gente.  Nessuna specificità, un non luogo vale l’altro non luogo. Puoi confonderti, puoi non sapere dove ti trovi, in quale Paese sei, quale lingua parla il tuo vicino. Quello che cambia moltissimo, invece, sono i centri storici di quelle città, assai diversi l’uno dall’altro. Atmosfere, architetture, monumenti e spazi armonici,  riconoscibili e definiti. Quei centri che spesso sono costretti a soccombere, sopraffatti dalle nuove agorà dell’anonimato. In quelle piazze vicine ai monumenti, nelle stradine che le abbracciano, calano per sempre molte saracinesche e si spengono le insegne. Muoiono così le piccole botteghe alimentari, le ferramenta, il meccanico e le librerie. E con loro anche i cinemini  parrocchiali o delle Case del Popolo. Si svuotano per lasciar posto, quando va bene, alle agenzie immobiliari, ai nuovi uffici dei broker o degli informatori commerciali, alle banche e alle assicurazioni. Regalando, così, merci e clienti ai nuovi spazi, ai non luoghi. Regalandogli anche quei ragazzi che solo qualche decennio prima, probabilmente vestiti, in modo assai diverso gli uni dagli altri, si sarebbero divisi tra quei cineminiper idee e per sentimenti, magari con un libro o un giornale nelle tasche dei loro giacconi. I sociologi ci diranno che è il progresso, che è così che si va avanti. Ma almeno la sera, se quei luoghi dove di giorno vi arrivano merci preconfezionate, imballate, congelate inumane, si aprissero alla creatività! Se almeno offrissero l’opportunità, a chi sciama tra le sale del cinema, di trasformarsi non solo in spettatori passivi. Se vi si potesse far teatro, suonare, ballare, parlare. Forse qualcuno avrebbe voglia di vestirsi, di mangiare, di curiosare in modo diverso, forse anche di protestare. Ed allora, forse, qualche insegna dal centro storico strizzerebbe l’occhio più luminosa.
enzo brogi 

Inserito da enzo , domenica 17 aprile 2011 alle 10:35 Commenti (0)

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