I Circoli di Peppone e Don Camillo...

Nella prima, costruita in Belgio a metà dell’800 c’era lo scaldatoio pubblico, ma anche il teatro, la stanza del partito e quella per i giornalisti socialisti. Senza saldatoio, ma anche i minatori anarchici di Cavriglia ne fecero una uguale e nel 1907,  la inaugurarono con la Lucia di Lammermur.

Due, tre. Quattro. Conto i piani dell’edificio di una grande Casa del Popolo passando da Montelupo Fiorentino. Centinaia di metri quadri che hanno segnato un pezzo di storia e di cultura del nostro territorio. Allo stesso modo dei tanti dopolavoro del popolo cattolico.

Luoghi preziosi e diffusi in tutta la Toscana, che hanno cresciuto generazioni sui valori dell’impegno politico, della solidarietà e della partecipazione. Nell’immaginario collettivo, luoghi della cultura politica laica o cattolica, o se vogliamo, con piglio guareschiano, di Peppone e Don Camillo. Quel piglio che faceva dire con orgoglio al mio babbo mugnaio che lui votava comunista e alla mia mamma pastora che il voto era segreto e votava democristiano. Si conobbero al circolo del loro paese, su nel Pratomagno.

Sono edifici importanti e spaziosi quelli dei nostri Circoli, collocati quasi sempre intorno al centro storico, magari accanto ad una chiesa, testimoni, anche di una stretta relazione fra tessuto sociale a architettonico.

Monumenti sopravvissuti nonostante profonde trasformazioni, crescita di marginalità, crisi della politica, imbrutimento culturale, effetto anche di una potente televisione di bassa qualità.

Insomma, è nell’attualità di una certa erosione sociale e di una globalizzazione per alcuni aspetti anche sconsiderata, che si dispiega oggi il grande sforzo delle realtà del nostro associazionismo, quello delle Arci, delle Acli e delle più diverse espressioni del volontariato culturale e ricreativo locale. Con un rischio reale, quello di trovarsi superata l’idea di una “casa” intesa come ambito di una certa appartenenza politico culturale.

E non è un caso, allora se specie in realtà di provincia, sono spuntate, nei Circoli con più difficoltà di risorse, macchine mangiasoldi. Ottimi strumenti per far cassa, ma con negativi risvolti sociali.

In Consiglio Regionale abbiamo appena approvato una mozione a sostegno di azioni per contrastare le dipendenze da gioco, così come tanti Circoli si sono sforzati di fare. Ma solo qualche giorno fa, ad esempio, in una sede Arci del Chianti il videopoker ha rapito un tunisino per ore, anzi rapinato, visto che il giovane ha perduto quel pomeriggio ben 1.400 euro e ha procurato per la rabbia alcune migliaia di euro di danni al locale.

Come negare, con amarezza, che in alcuni casi i nostri Circoli appaiono oggi spazi antichi, decadenti, tristi. Non siamo riusciti ad investire abbastanza in queste strutture. Forse è il momento di non rimandare più. Con coraggio potremmo magari pensare a ridurre i metri quadri di proprietà, utilizzando il valore di realizzo per i necessari interventi di recupero.  Saranno così luoghi dove trovare un libro, un accesso gratuito wifi, un giornale in più da sfogliare. Magari una bella parete illuminata per esporre le proprie opere o godere di quelle di altri. Dove si possono conoscere artisti, ascoltare poesie, incontrare cittadini di tutto il mondo, produrre musica, un video o teatro. Ma anche coltivare valori, la buona politica, fare incontri contro le violenze, le solitudini, i razzismi o le nuove forme di sfruttamento sul lavoro. Un luogo dove si possa capire perché qualcuno sceglie di bere spuma o chinotto anziché Coca Cola. 

la Repubblica. 3 dicembre 2011

Inserito da enzo , lunedì 5 dicembre 2011 alle 12:11 Commenti (1)

I COMMENTI
Commento di Charla , domenica 17 marzo 2013 alle 02:42
" What a great resocure this text is. "

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