E sui cinepanettoni?


Luciano lo conoscono tutti in Valdarno, non troppo alto, con  occhi furbi ed un sorriso mobile che sono  più esaurienti di una dotta critica cinematografica. Non sbaglia quasi mai. Anche adesso che strappa i biglietti in una multisala ed i titoli sono tanti lui recensisce ogni film, preciso implacabile con  smorfie illuminanti e qualche ermetica battuta. Sono quaranta anni che strappa i biglietti nei cinema, lui il cinema lo respira come l'aria pulita del Pratomagno e odora con fastidio le impurità. Prima era nei grandi cinema teatro, quelli che mantenevano nomi epici  e che spesso ricordavano il periodo in cui erano nati, quello dell'Italia  in camicia nera, anche se erano stati riaperti dopo la guerra, quando la gente tornava a sognare, anche grazie alla magia del cinema, quello che ci faceva conoscere nel mondo. Luciano, i suoi primi biglietti  li ha strappati che aveva i calzoni corti, ma il Natale che non riesce a cancellare è quello del 1965 quando tutti erano in fila per vedere Julie Cristie ed Omar Sharif con il Dottor Zivago. Infornate di gente e fuori non c'era neppure il problema del parcheggio. Lambrette, biciclette e Vespe una appiccicata all'altra! Luciano ha visto il cinema, tutto il cinema, quello colto e quello stupido, fino alle terze visioni, quelle che quando le vedevi c'era il rischio che l'attore fosse già in pensione. Poi ha subito il sopravvento della televisione e si è contorto quando anche al “ suo” locale appiccicarono una bella luce rossa e cominciarono ad entrare solo uomini, spesso tristi, spesso soli. I riflettori ed i grandi set cinematografici, soprattutto quelli americani, si riaccesero con i contraddittori anni ottanta ed anche a Luciano tolta la luce rossa tornò il sorriso e ritrovò il piacere della critica. E così, via con i colossal americani come ET o Guerre stellari, ma anche l'italia non si fa mancare la sua rinascita nazionalpopolare ed inizia il lungo viaggio,  dei cinemapanettoni. Il primo oggetto di culto , era del 1983 e non c'era internet. L'evasione fiscale era forte anche allora, ma non mancava neppure  il lavoro. Non c'erano telefonini e per sapere le notizie bisognava aspettare il telegiornale. Gli studenti per le loro  ricerche andavano in biblioteca. Ma le vacanze  erano già diversificate, finita l'epoca delle ferie d'agosto, si lasciava un po' di spazio anche per le “settimane bianche”, per le vacanze di Natale. Allora tutto  sembrava li, a portata di mano, comunque da scaldare nei sogni.  Si certo Cortina era il posto più chic, era per ricchi, ma nell'immaginario sembrava accessibile e comunque chi non poteva arrivare fin lassù c'era l'Abetone, l'Amiata, anche Secchieta. Cortina tanto ce la regalava Carlo Vanzina al cinema e Luciano, che era sempre li,  scuoteva il capo.  C'è chi li ha visti tutti quei film, Natale dopo Natale,  il cinepanettone lievita, si moltiplica.   E così Cristian De Sica vola  un anno a Maiami e l'altro a Rio  e Massimo Boldi gli risponde da una crociera o dai Caraibi. Sempre più esotici, sempre più scontati, sempre più lontani, in tutti i sensi.    Ricordo con piacere Leonardo Pieraccioni,  che provò a riportarci, con il suo  Ciclone, a casa  regalandoci una storia ed una Toscana divertenti, indimenticabili. Adesso tutti sono in affanno ed il cinepanettone non va giù, sembra che lo spread che ci gira nelle viscere e soprattutto nel nostro portafoglio  prenda il sopravvento, ghiaccia i nostri sogni. Che sia arrivata l'ora di un nuovo cinema, anche per Natale? Accanto all'albero, oggi è più facile trovare un contratto a tempo determinato, una cassa integrazione ed un mutuo incerto da pagare che una nuova Vacanza a Cortina, anche se di Vanzina. Luciano, strappa ancora i biglietti e ironico sembra dire "Tranquilli, arriveranno i "tecnici" anche sul set".
Enzo Brogi, la Repubblica, 29/12/2011

Inserito da enzo , lunedì 9 gennaio 2012 alle 17:04 Commenti (2)

I COMMENTI
Commento di Zacky , domenica 9 dicembre 2012 alle 05:07
" scrive:In realte0 l'uomo della vignetta non e8 solo: ha la sedia come coiapgnma Come Tom Hanks in Cast Away aveva un pallone che aveva disegnato rendendolo virtualmente persona .A dimostrazione che in solitudine ci si riappropria della nostra fantasia e di noi. E che davvero soli non si e8 mai. Io sono solitaria e mi ritrovo, incredibile ma vero, nel commento di Orsa. Al 100%.Non per timori di chisse0 che o di chisse0 chi, ma solo perche8 amo il mio spazio vitale non venga turbato da nessuno e da niente.Una tana che tengo ben al riparo dall'andirivieni frenetico di persone e cose del e nel mondo.Un'oasi dove riequilibrio le mie emotivite0 e le mie sensibilite0.Chi sa stare in solitudine non ha paura a vivere la gente. Solo chi non ci sa stare ce l'ha, chi atterrisce all'immagine di se8 solo in un posto: senza persone davanti agli occhi si sentirebbe perso e le relazioni sociali si trasformano da normali rapporti in dipendenza.Solo per paura di vedersi soli in un posto.Soli non siamo mai. Nemmeno quando siamo in solitudine perche8 abbiamo noi stessi come coiapgnma.La migliore che si possa avere.PaolaP.S. pv64 bellissima vignetta.Paola "

Commento di Ramona , sabato 8 dicembre 2012 alle 14:02
" abLa solitudine e8 una cniodzione necessaria per creare.c8 la forza per vincere sulla materia.L'apprezzarla non e8 rifiuto di comunicare, ma l'accettare la realte0 che comunicare NON e8 possibile.Le parole sono gocce di solitudine.Le poesie sono cristalli di solitudine. I blog sono vetrine di Solitudinibb.Non vorrei andare fuori argomento, perf2 mi pare ci sia una certa distinzione da fare tra solitudine e comunicazione.Faccio un passo indietro. Anni fa ho seguito un corso di vendita, in cui gli insegnanti mettevano in guardia noi allievi su uno dei problemi principali della comunicazione: chi parla intende comunicare la pienezza di quello che pensa e sente, ma se questa e8 pari a 100 riesce a comunicarne solo 70, se e8 bravo, a causa delle limitazioni del linguaggio; chi ascolta e8 in grado di recepirne 40, ma solo se ci mette una certa attenzione altrimenti capisce ancora meno a causa delle differenze di esperienze individuali che generano output diversi per input uguali; alla fine del processo, se a chi ha ascoltato viene richiesto di ripetere cif2 che l'altro ha detto (ma solo se gli viene richiesto, perche9 tendenzialmente lo dimentica in breve per tornare alla propria vita) riesce a dirne forse 10.Da cif2 deriva che la comunicazione e8 sec difficile, perche9 se da 100 rimane 10 siamo messi male come specie che vive in comunite0, ma non impossibile. E deriva anche che da una comunicazione impostata in maniera pif9 efficace puf2 forse scaturire una trasmissione migliore di quello che intendiamo dire (come era peraltro nell'obiettivo del corso cui ho partecipato).Su questo aspetto della questione nei blog c'e8 poca o nulla coscienza. Ma non tutti i blog sono uguali.abBlogbb sono i diari personali di milioni di persone in tutto il mondo, e in quel caso e8 comprensibile che siano scritti in linguaggi oscuri e zeppi di riferimenti incomprensibili alla maggior parte dei lettori. Il loro scopo e8 pif9 quello di chiarire lo scrivente a se stesso, che di rendere pubblici e comunicabili i pensieri privati. Non per niente i blog di questo tipo non hanno lettori, o sono frequentati da un ristretto e selezionato gruppetto di persone. Chi apre la propria pagina personale in siti come Splinder sa che entrere0 a far parte di una massa di milioni di suoi simili, ognuno invisibile (e quindi solo) alla stessa maniera.Ma abblogbb sono anche siti web la cui ambizione e8 avere un grande pubblico, come i network giornalistici di nanopublishing alla Nf2va100 del Sole 24ore o BlogoSfere, o i blog letterari alla NazioneIndiana o LaPoesiaELoSpirito, o i blog di approfondimento come Ibrid@menti. Per questo tipo di blog la comunicazione e8 importante. Non vogliono essere vetrine pif9 o meno vuote di tante solitudini (quelle degli autori e quelle dei lettori) bensec luoghi in cui la comunite0 discute e si rinsalda.c8 vero, come dice Astrogigi, che la solitudine e8 necessaria per creare. Ma e8 anche vero che la vita di comunite0 non richiede solamente di creare, ci sono momenti in cui il lavoro da fare e8 rielaborare, ripulire, riguardare cif2 che hanno creato gli altri. E cif2 richiede il farsi dire qualcosa da loro, e poi dire qualcosa noi.SalutiGuido Tedoldi "

INSERITE IL VOSTRO COMMENTO
Nome*:
E-mail:
  Bold Italic Underline
Commento*:
(max. 5000 caratteri)
Conteggio caratteri: