Colpire la comunità di Filippo Boni

Erodoto un tempo scrisse che
“nessuno è così pazzo da preferire la guerra alla pace:
con la pace infatti, i figli seppelliscono i padri;
in guerra invece tocca ai padri, di seppellire i figli”.
In questa terra, dopo il 4 luglio 1944,
non furono né i figli a seppellire i padri, né i padri a seppellire i figli.
Furono le Madri, che seppellirono padri, mariti, e figli.
Eppure questa gente aveva scelto la pace


Filippo Boni

Un cassettone di legno austero. Sopra un centrino, un portagioie d’argento, una foto a colori tenui dei miei genitori sposi e il portafoglio del nonno, tenuto chiuso da un elastico giallo. Io bambino. Ricordi che vanno e che vengono. Luci che si accendono e si spengono. La domenica mattina dopo la messa entravo in camera da letto dei nonni e trovavo sempre lo stesso scenario: la serranda della finestra abbassata fino a metà e tenuta sollevata da un mestolo, il letto rifatto, l’armadio chiuso, un baule, una sedia con qualche vestito stirato da poco e quel cassettone. Con sopra uno specchio a cui fare linguaccia. Siccome il portafoglio del nonno “per educazione” (almeno così mi dicevano) non andava toccato, io me la rifacevo con il portagioie. Mi divertivo a capovolgerlo ed a giocare con catene e vezzi vecchi non so di quanti anni. Una mattina, quel portagioie mi cadde per terra; non si ruppe, ma il tonfo sordo sulle mattonelle grigie lo sentirono anche due stanze più in là, in cucina. Entrò il nonno e mentre raccattavo tutto alla svelta pensai che si sarebbe arrabbiato. Ma mi sbagliavo. Sorrideva. “Giocaci sopra al letto con il portagioie, così non ti casca più”, mi disse. Ma non se ne andò. Si mise a sedere sulla sedia e mi chiese di passargli il portafoglio chiuso sempre con quell’elastico giallo. “Nonno ma perché il tuo portafoglio sta sempre chiuso con l’elastico giallo - gli chiesi -, perché ci sono troppi soldi dentro?”. Lui rise. “Magari” rispose. “Il portafoglio lo chiudo con l’elastico perché dentro porto sempre con me una cosa che non posso perdere. La cosa più importante di tutte”. “E che cosa c’è dentro la chiave di casa?” chiesi. “No, no, la chiave la tengo in tasca. C’è una cosa più importante dentro”. Mentre mi rispondeva sfilò l’elastico ed i miei occhi non si staccarono dalle sue mani. Aprì la tasca interna degli spiccioli ed estrasse una moneta che mi passò. “Ma questa è solo una moneta nonno, tu scherzi”. Il nonno tacque. Quando la presi in mano per guardarla meglio vidi che io una moneta così non l’avevo mai vista. Era più grande e più spessa di quelle da “cento lire”. Di argento lucido lucido. Da un lato aveva una quadriga in bassorilievo e dall’altro il profilo della testa di un uomo serio con i baffi con sotto la scritta “Vittorio Emanuele III re d’Italia” e l’anno: “1916”. “Ma questo soldo è vecchio nonno. O a che ti serve?”. Gli chiesi. Il nonno lì per lì non rispose. “Questo non è un soldo, ma un pezzetto di cuore”, disse. Ma non capivo. “L’hai mai sentito dire il nonno Annibale?”. “Si, il tuo babbo”, risposi. “Questo era suo. Quando lo vidi per l’ultima volta avevo 19 anni e lavoravo nella sua bottega, in macelleria. Era il 3 luglio del 1944, durante la guerra. Quella sera chiudemmo la macelleria insieme e ci avviammo verso casa. Quando arrivammo alla porta arrivò un uomo, un mio amico che mi chiese se potevo andare con lui alla svelta. Dissi al babbo che sarei tornato dopocena, di avvertire la mamma e tutti gli altri in casa. In realtà quella sera non tornai, quel mio amico mi portò alla “Casa al Monte”, uno dei rifugi dei partigiani, nei boschi, perché avevano bisogno di un macellaio che gli ammazzasse un vitello, loro non sapevano da che parte rifarsi. Il babbo che la sera non mi vide tornare non lo so cosa pensò. Ma io non mi preoccupavo, sicuro che sarei tornato a casa la mattina dopo. Ma mi sbagliavo. Il 4 luglio alle cinque di mattina i soldati tedeschi entrarono in paese e cominciarono a portare tutti gli uomini in piazza, per fucilarli. Io ero al sicuro nei boschi e ancora non sapevo nulla. Il babbo non lo presero. Era furbo e aveva capito che da qualche giorno non c’era aria buona in paese con i soldati. Andò con altri uomini suoi vicini di casa a rifugiarsi in un deposito dell’acqua poco fuori dal villaggio, prima che i tedeschi entrassero in casa sua. I miei fratelli erano tutti in miniera, nelle gallerie, nascosti. Ma il babbo pensava a me. Non mi aveva visto tornare a casa la sera prima, era preoccupato, aveva paura che i soldati mi potessero prendere. Mi raccontarono che non si dava pace, dentro quel deposito. Diceva che voleva venir via, aveva paura per me. Gli altri lo trattenevano, tentando di convincerlo che io ero al sicuro. Ma non c’era verso. Non si teneva. Ad una cert’ora i soldati iniziarono a mitragliare. Lo sentimmo anche noi, lassù, in cima al monte. Si alzò un urlo indescrivibile. Una voce sola. E poi silenzio e odore di bruciato. Ma Annibale a quel punto si era già ribellato. “Se c’è Giuseppe lo devo salvare oppure morirò anch’io”, disse agli altri. Scappò dal nascondiglio e corse verso la piazza, alcuni testimoni lo hanno visto bene dalle finestre. Appena arrivò e vide gli uomini bruciare tentò di ribellarsi contro i soldati. Non era un tipo facile, aveva un caratteraccio. Lo chiamavano “Rogantino” mica per caso.
Lo bloccarono e gli conficcarono un pezzo di ferro in bocca, per farlo stare zitto. Poi qualcuno gli sparò in gola. E poi lo gettarono sopra a tutti i cadaveri bruciati, a braccia aperte.
Era morto per me. Perché aveva paura che fossi con tutti gli altri. Quando una settimana alcuni abitanti tornarono in paese per seppellire i morti, per primo videro lui, che non era bruciato. Con il suo corpetto e la catena della cipolla che gli pendeva dal taschino. In tasca gli trovarono queste due lire. Questo soldo che hai in mano te. Con la catena di quell’orologio che i tedeschi gli rubarono, è l’ultima cosa e l’ultimo ricordo che ho di lui. Prima di perdere questo soldo perdo la vita”.
Luci che si accendono e si spengono. Ricordi di “io bambino”, del nonno seduto su quella sedia in camera di una domenica mattina dopo la messa, di quel soldo che per niente al mondo avrebbe barattato.
La vita mio nonno l’ha persa qualche anno dopo, un giorno di novembre, due giorni prima che compissi sedici anni. Quel soldo non l’ha perso mai ed io non ho perso i ricordi, né di lui, né della sua vita.
Quell’urlo che si alzò dai paesi di Meleto, Castelnuovo, Massa e San Martino la mattina del 4 luglio 1944 io non l’ho mai dimenticato anche se non l’ho mai sentito perché sono nato trentasei anni dopo. Quel racconto, quel segreto in un taschino del portafoglio chiuso da un elastico neppure. E la voglia di tradurlo quell’urlo, di dargli voce per farlo sentire a chi non l’aveva sentito come me, tradurlo in qualche parola d’italiano, in una parolaccia, in un racconto, in un disegno, in una storia, in una tesi per l’appunto, mi è sempre cresciuta dentro, ogni giorno di più. L’ho coltivata come un fiore. Forse anche perché vivo a Meleto, in una casa che ospita sul suo lato sud e sul suo nato nord due aie, con due fienili, dove quella mattina i tedeschi, fucilarono e bruciarono cinquanta contadini che non sapevano certo scrivere, ma che però sapevano pregare e non certo odiare.
In quelle aie ora crescono fiori, ogni primavera.
Questa primavera la nonna mi ha chiamato in camera. Che non è la stessa camera di quella domenica mattina di tanti anni fa, ma c’è lo stesso letto rifatto, lo stesso armadio, lo stesso baule, la stessa sedia con i panni stirati da poco e soprattutto, lo stesso cassettone e lo stesso portagioie. Manca il nonno seduto sulla sedia, e manca il portafoglio del nonno e il suo elastico giallo. Se ne sono andati con lui dieci anni fa. La nonna ha saputo che sto facendo la tesi sui fatti del 1944 da poco. Ha aperto quel cassettone senza che le chiedessi niente, ha estratto la catena dell’orologio di Annibale, recuperata sul suo corpo, quella mattina di sessantadue anni fa, e me l’ha appoggiata sul palmo della mano. “Così si chiude un giro”, mi ha detto, “le due lire ce le ha tuo babbo”. Le due lire il babbo, io ora la catena. Il babbo che avrebbe voluto fare l’ingegnere con una tesi che progettava il ponte sullo stretto di Messina negli anni settanta. Io non farò l’ingegnere e non so cosa farò. So solo che un piccolo ponte, con questa tesi, l’ho progettato anch’io, per lui. Un ponte che parte da Annibale, passa sulle mani di suo padre, quindi sulle sue e finisce sulle mie. Un ponte che servirà anche a non dimenticare quell’urlo, di quella mattina.
E se un giorno, qualcuno, mi dirà che “valgo due lire”, non solo mi dirà la verità, ma mi farà il regalo più bello del mondo.

Filippo Boni

Inserito da enzo , martedì 4 dicembre 2007 alle 08:19 Commenti (8)

I COMMENTI
Commento di Robertnup , giovedì 10 aprile 2014 alle 09:44
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Commento di Auth , domenica 9 dicembre 2012 alle 08:07
" Jun11Dany Io odio L'IKEA!!!Ma soprattutto odio la gente che la frqeneuta nel weekend!!Odio quella coda interminabile di auto che mi impediscono il sabato pomeriggio di uscire dal parcheggio di casa!!!Odio i clacson impazziti di gente nervosa che invece di farsi una grigliata al Bosco in Cittc3a0 somiglia a spiedini di carne in fila sulla Vigevanese!!!Sia chiaro: l'autobus-navetta dell'Ikea la sfrutto quando c'c3a8 lo sciopero dell'ATM (quindi spesso!)..almeno quello c3a8 utile!!! "

Commento di Youdhie , domenica 15 luglio 2012 alle 00:10
" Come @federchicca quest'anno pochi viaggi e di quel che mi rdrcoio posso dire aerei e treni in orario, chiama botta di X? Forse si!! ) Comunque come viaggio sfigato candido il rientro da LONDRA nel'agosto del 2005! Volo Alitalia, imbarco con 30 min. di ritardo e coincidenza a Linate per Catania, saliamo, allacciamo le cinture, iniziano le operazioni di sicurezza e ci mettiamo in coda per la pista, nel momento in cui la palpebra inizia a chiudersi (5gg con una media di 3 ore di sonno e l'ultima notte svegli per un tour notturno) il comandante annuncia che per un problema tecnico dobbiamo rientrare:Domanda (D): ok, ma tempi d'attesa? Risp Hostess(R): Poco, rimaniamo tutti in aereo Va bene,dai tanto x la coincidenza abbiamo 1 ora d'attesa.. passano 45 min. chiusi in cabina con motore spento e quindi anche aria condizionata (ad AGOSTO!!!!) quando piano piano ci accorgiamo che tutti si alzano e prendono i bagagli a mano, nessun avviso ma si scende senza sapere qualcosa.. DOPO 3 ORE davanti alla porta del gate e una coincidenza persa un hostess ci avvisa che il volo e8 stato cancellato, i bagagli sono stati sbarcati e che dovremo rifare tutte le operazioni, wonderful! Momento di panico, corsa alla biglietteria e uno steward calmo e tranquillo ci risolve il problema, riprotetti su Malpensa che ci permettere0 di arrivare a destinazione (Catania) con SOLAMENTE 12 ore di ritardo!!! (R: E' l'unica soluzione se non volete fare 3 scali: HRT-Paris CDG-Francoforte-MIL MXP-CTA)Alitalia, see you later ma mooooooooolto mooooooooolto later! "

Commento di Andre , domenica 15 luglio 2012 alle 00:10
" ho fatto una prenotazione con volo24 (dando gli estrmei della mia carta di credito) e dopo loro ti dicono che devi ricevere una email da parte loro entro 15 minuti . se questo non accade devi contattarli per email o per telefono quindi ho mandato subito una email per chiedere se ci fossero problemi . ho aspettato un po? e niente risposta quindi ho telefonato al loro numero ma senza successo ti risponde una voce registrata e subito dopo ti de0 occupato (questo per 2 volte) al che ho cominciato a preoccuparmi e sono'andato a vedere in internet se ci fosse un qualcuno che avesse avuto problemi con questo volo.24 . Chiaramente SI ,varie persone denunciavano un pessimo servizio e che hanno dovuto pagare anche pif9 di quello che avrebbero dovuto. Al che mi sono deciso di voler annullare il tutto , ho telefonato alla banca che mi ha detto che l'unica soluzione per annullare il tutto era quella di bloccare la mia carta di credito . Cosa che ho fatto . Ma ora mi ritrovo senza la possibilite0 di prenotare un altro volo e anche di non partire pif9 perche8 ho bloccato la mia carta. Dopo 3 ore dalla prenotazione mi arriva la loro email che dice che devo essere paziente che stanno elaborando la prenotazione . il mattino dopo cioe8 oggi mi arriva la seconda email che dicono che non hanno potuto effettuare l'operazione bla bla bla e mi chiedono in caso di cancellazione di pagare 50 euro . spero di non pagare a loro nemmeno un centesimo perche8 comunque il danno l'ho ricevuto io prima di tutti .e mi auguro che facciano chiudere questo sito perche8 e8 pessimo . Scusate se sono stato prolisso , ma ho sentito il bisogno di dire anche la mia .se qualcuno vuole dire la sua in merito a questa mia e qualche consiglio lo ringrazio . "

Commento di Auto Signals Pro , giovedì 10 novembre 2011 alle 08:13
" Beh, questo e il mio primo assegno a tuo blog! Siamo un gruppo di volontari e di iniziare una nuova iniziativa del marchio in una comunita regionale nella nicchia esattamente lo stesso. Il tuo blog ci ha fornito preziose informazioni su cui lavorare. Avete fatto un lavoro meraviglioso! "

Commento di Million Dollar Pips , giovedì 10 novembre 2011 alle 08:13
" Hai completato alcuni buoni punti li. Ho fatto una ricerca sul tema e ha trovato la maggior parte delle persone avranno la stessa opinione con il tuo blog. "

Commento di Jailene , venerdì 29 luglio 2011 alle 18:08
" I really wish there were more ariltces like this on the web. "

Commento di marco , mercoledì 5 dicembre 2007 alle 18:18
" Questo Filippo Boni un giorno dovrebbe fare il sindaco di Cavriglia. Enzo candidalo al PD! Potrebbe essere un tuo degno erede....te lo dice uno che lo ha visto anche parlare n pubblico con il piglio del politico!
"

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