Paese che vai usanze che trovi...

Oggi mi hanno raccontato che un militante del PD con radici familiari austriache, nel suo intervento al congresso, faceva notare che in quel Paese da oltre quindici anni i partiti non si sono modificati, ma dei dirigenti che c’erano allora oggi non ce n’č piů neppure uno. In Italia invece nello stesso periodo i partiti sono nati, finiti, ricostituiti in abbondanza, neppure uno ha nome e struttura di allora, ma i dirigenti invece ci sono ancora tutti.

Inserito da enzo , mercoledě 23 settembre 2009 alle 22:16 Commenti (1)

I COMMENTI
Commento di Lok , sabato 21 aprile 2012 alle 00:22
" Trovo che l’esempio postato da Lestat sia, come al stolio, devo dire, assolutamente fuori luogo e in linea con il suo modo di pensare. Avrebbe potuto scegliere mille esempi molto pif9 calzanti, Totf2 Riina, Giovanni Brusca (peraltro in odore di liberte0 in quanto collaboratore di giustizia), Bernardo Provenzano, oppure che so, Valerio Fioravanti, reo confesso di dieci omicidi al netto della strage di Bologna per la quale lui si dichiara innocente anche se per la giustizia italiana e8 colpevole (Fioravanti e8 gie0 uscito di galera da un bel po’ ed era gie0 in permesso esterno da diversi anni). Non solo, avrebbe potuto citare Licio Gelli, grande capo della loggia massonica segreta P2,oppure un “brav’uomo” come Poggiolini.E invece il “nostro” chi ti va a pescare? Vallanzasca, cioe8 un bandito della vecchia “mala” milanese, uno che “lavorava” in proprio, per capirci, che si e8 fatto 35 anni di carcere a tempo pieno e solo da pochi mesi esce il giorno in permesso esterno per andare a lavorare e per tornare la notte in carcere. Credo che sia uno dei pochi che abbia trascorso tutto questo tempo, praticamente una vita intera, in carcere. Non me ne risultano altri. La sua domanda di grazia e8 stata respinta per l’ennesima volta da Napolitano.Nessuno nega che sia stato un criminale, sia chiaro, perf2 siamo sempre lec, due pesi e due misure. Lui e8 uno che non conta nulla, alla fin fine era ed e8 un emarginato, un sottoproletario, di fatto, anche se lo hanno fatto diventare un personaggio.Naturalmente e8 del tutto superfluo tentare di spiegare ad uno come Lestat il risvolto di classe dell’istituzione carceraria. Spiegargli che molto raramente i ricchi e i potenti ci finiscono e se anche ci finiscono escono prima, o perche9 pagano o la cauzione, o perche9 corrompono i giudici, oppure semplicemente perche9 sono potenti e i potenti se la cavano sempre. Anche dalla sedia elettrica, sulla quale, come al stolio, ci finiscono sempre i poveracci, guarda caso, sempre o quasi sempre maschi, specie se “abbronzati”, a quanto mi risulta. Poi si potre0 discutere all’infinito sulle ragioni di questa mattanza di maschi e di maschi poveri negli stati in cui e8 in vigore la pena di morte, ma tant’e8. E’ un fatto.A Lestat viene subito in soccorso Retiarus che ci ricorda che nel carcere non ci finiscono solo quelli di quarta classe. Sicuramente perf2 sono quelli che ci muoiono, per lo pif9 suicidi ma non sempre: tossicodipendenti, immigrati, sottoproletari, emarginati. Chisse0 se un giorno ci finiranno pure i mandanti delle stragi che hanno insanguinato l’Italia per decenni, quelli che hanno gettato sul lastrico migliaia di famiglie, che hanno ordito trame contro lo Stato democratico. Ma per rimanerci, non per uscire dopo poco tempo con un escamotage o un altro.Io sono pessimista e credo di no.Fabrizio "

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